Un libro, una mostra, soprattutto un viaggio visivo e concettuale in Islanda, terra selvaggia e dai contrasti primordiali.

“Shelter”, il progetto fotografico di Gianluca Muscas, fino all’8 maggio allo Spazio Holo di via Seychelles a Olbia, non è solo “il rifugio” o un tetto sopra la testa, ma un’idea che comprende chi lo abita e ciò che lo circonda: il rapporto tra architettura e paesaggio, tra presenza umana e natura.

“Un’idea che trova una forte risonanza anche nella cultura sarda, dove il legame con il territorio è altrettanto identitario – spiega l’autore – e mi ha rimandato al nostro ‘avru’, il piccolo campo coltivato nei dintorni della casa”.

Pubblicato il 23 marzo dalla casa editrice indipendente siciliana 89books, “Shelter” è stato presentato all’importante MIA Photo Fair di Milano e ora viaggia in tutta Europa. Ad Olbia, la mostra – frutto di due viaggi nel 2023 e nel 2025 – esplora una varietà di edifici cogliendone il forte senso di integrazione nel paesaggio. Il bianco assoluto esalta i colori e amplifica la percezione dello spazio; lo sguardo è sempre attento alla relazione tra costruito e ambiente. L’autore, architetto con un background internazionale e oggi fotografo di interni e architettura, ha realizzato il primo progetto fotografico artistico nel 2013, un lavoro che comprendeva anche elementi di grafica, segnando l’inizio di una ricerca personale ancora in evoluzione.

“Ho scelto di realizzare gli scatti sempre a Marzo perché in Islanda significa assistere a una trasformazione continua, con la neve che si scioglie e lascia spazio alla lava nera. Questo passaggio diventa parte integrante della narrazione visiva. Trovo che la fotografia artistica sia una forma di espressione paragonabile ad altri mestieri artigianali – prosegue - come quello del fabbro o del falegname, dove resta centrale il confronto con sé stessi. Eseguire un lavoro fotografico per gli altri è gratificante quando riesci a entrare nei panni di chi quegli spazi li ha progettati, comprenderne le scelte, dare ‘voce’ al lavoro altrui. Ma è forte il desiderio di dedicarmi sempre di più a progetti di questo tipo, vissuti come una valvola di sfogo e come strumenti di scoperta, del mondo e di sé”. Il viaggio, in questo senso, non è mai fine a se stesso, ma un invito a riflettere su cosa significhi davvero abitare un luogo. Non si tratta necessariamente di muoversi o di utilizzare il tempo libero per raggiungere mete pubblicizzate, ma di vivere i luoghi. Tra i riferimenti dichiarati c’è Sebastião Salgado: “Celebre per i reportage di guerra – ricorda Muscas – ma capace di essere straordinario anche nella fotografia di paesaggio e ritratto, mantenendo sempre una forte identità visiva e un respiro internazionale”.

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