«Cara Unione,

e amici miei sardi carissimi. Mi giunge notizia delle vicissitudini che alcuni di voi sono chiamati a fronteggiare: degenze ospedaliere, qualche ardito intervento chirurgico, lunghe riabilitazioni. Felicissimo per chi ne è già fuori, molto vicino a chi non ha ancora abbandonato l’ovattata stanza dell’ospedale.

Coraggio! Non è di voi l’abbattersi. Presto tutti a casa. Siete tosti. Siete sardi. Voglio ricordarvelo riportando appieno quanto Grazia Deledda ha lasciato di voi al mondo intero. Modifico solo il “Noi Siamo” di ogni iniziale capoverso In “Voi siete”:

Voi siete sardi, spagnoli, africani, fenici,

cartaginesi,

romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siete le ginestre d’oro gialle che spiovono

sui sentieri rocciosi come grandi lampade

accese.

Siete la solitudine selvaggia, il silenzio

Immenso e profondo,

lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siete il regno ininterrotto del lentisco,

delle onde che ruscellano i graniti antichi,

della rosa canina,

del vento, dell’immensità del mare.

Siete una terra antica di lunghi silenzi,

di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,

di montagne bruciate dal sole e dalla

vendetta.

Voi siete sardi.

Voi siete tante cose. Voi siete forti.

A metà degli anni Settanta, nelle vesti di direttore didattico, ho vissuto con voi giornate di scuola a San Giovanni e Sant’Antico nel Sulcis Iglesiente. Qualcuno le ricorda, io le rivivo arricchito. Incancellabile è il ricordo di Gigi, persona speciale. Mi aprì la porta di casa sua con il saluto “Beni, beniu siada, su de domu e su strangiu” . Forestiero ero io.

Le parole di quell’accoglienza si leggono oggi sulla porta di casa mia. Gelosamente custodite nel mio cuore. Ricordando Gigi. Ricordando la Sardegna.

Buona vita a voi tutti, amici miei. In salute e serenità. Vi abbraccio».

Pinuccio Lucarelli – Viareggio

© Riproduzione riservata