I n politica niente è mai come appare. È una regola aurea alla quale è prudente attenersi prima di esprimere opinioni e giudizi. Sotto il pelo dell’acqua, come nelle partite di pallanuoto, accadono violenze e scontri invisibili in superficie. Se non ne ha contezza, anche l’arbitro più neutrale può essere tratto in inganno; ogni sua valutazione può essere sbagliata e parziale. Quando Trump, dopo la visita segreta in Vaticano dell’ex consigliere di Obama, ha sparato a alzo zero contro papa Leone XIV tutti siamo rimasti sbigottiti, quasi impauriti. Dopo 1574 anni ecco, di nuovo, il duello tra la forza dello spirito e la barbarie della forza. Allora un altro Leone, primo e Magno, contro Attila il barbaro. Trump non è un barbaro, a tavola usa forchetta e coltello. I suoi comportamenti ne fanno però un personaggio volgare. Le sue parole spesso sono ruvide, offensive. Non conosce il galateo diplomatico. Il suo modo di fare, psichedelico e contraddittorio, sconcerta. La sua strategia è tirare la corda, ma senza mai spezzarla. È il mattatore che oggi domina la scena politica mondiale. Travalicando amicizie e alleanze si sta opponendo a chi vuole la fine dell’Occidente o per mano nemica o per suicidio. Ma per capire meglio la sua apparente schizofrenia dobbiamo osservare ciò che accade sotto il pelo dell’acqua. Dove fanno ostruzionismo anche alcuni cardinali americani.

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