Sembrare giusti
Caffè Scorretto
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U n uomo di 42 anni viene accusato di violenza sessuale aggravata, consumata in un mini market di Torino, nei confronti di una tredicenne. I carabinieri l’arrestano, il tizio confessa, la Procura della Repubblica convalida il fermo ma il giudice per le indagini preliminare la pensa diversamente, annulla il provvedimento e dispone il solo obbligo della firma: l’uomo è incensurato, collaborativo, pentito e non c’è pericolo di fuga. La Procura di Torino impugna l’ordinanza del Gip: la sola firma non è sufficiente a evitare che l’episodio possa ripetersi. Quindi non è sempre detto che procuratori e giudici siano “pappa e ciccia”, ognuno ragiona con la propria testa: si spera sempre. Al di là dei sì e dei no che hanno scatenato i social e i politici, alcuni dei quali alla galera aggiungevano la castrazione chimica, il fatto resta e una domanda si impone: può un giudice nel giro di 24 ore maturare la convinzione che il tizio si è redento e non ripeterà schifezze del genere? Chissà! Quel che non si può è minacciare, insultare e crocifiggere con i giudici la Giustizia. Platone insegna: “il capolavoro dell’ingiustizia è di sembrare giusto senza esserlo”. Che il “capolavoro” questa volta riesca lo dirà il ricorso. Per la cronaca il ministro Nordio ha richiesto un’ispezione: solita routine, finirà come tutte le altre in gloria e come tutte sarà dimenticata in un Amen.
