Scrivere o pagare?
Caffè Scorretto
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A vete presenti gli autoreferenziali, quelli che parlano solo di sé? Puoi strisciare per terra moribondo, ma non chiederanno nulla: si lamenteranno del loro dolore a un ginocchio. Si vede che non sono giornalisti: sapere tutto e narrarlo è l’ossessione del buon cronista, che parla e scrive degli altri. Mai di sé e dei suoi problemi: ci oscuriamo da soli.
Se n’è accorto l’Ordine dei giornalisti sardo, con una ricerca tra gli iscritti. Oltre la metà, in un questionario, dichiara di aver subito pressioni, minacce e intimidazioni. Soprattutto attraverso le querele temerarie per diffamazione: accuse false da cui difendersi a suon di onorari agli avvocati. Il cronista che fa bene il suo lavoro, e la testata, li si travolge con le spese legali.
C’erano diversi parlamentari sardi, alla presentazione del report dell’Ordine: assicurano un intervento per raddrizzare questo attacco alla democrazia. Finché il tiro al piccione sarà gratis nessun giornalista si sentirà tranquillo nel raccontare la verità, perché potrebbe dover pagare un prezzo altissimo, in euro: che vinca o perda in giudizio. Dunque il lettore, quella notizia, non sempre la saprà.
Poi certo, nelle redazioni ci sono anche i diffamatori, ma quelli il giudice li condanna: il cronista, come (quasi) tutti, deve pagare se è in malafede, ma non deve se fa un buon lavoro. La stampa debole fa un Paese debole. Così come il contrario.
