C oerente al falso, Vannacci usa l’intelligenza artificiale e poi fa il finto tonto. Propone un Gladiatore fake in cui condanna a morte Schlein, Conte, Prodi e Boldrini, che appaiono legati nell’arena in attesa dei leoni (non da tastiera) ma poi cade dalle nuvolette davanti alle accuse di istigazione alla violenza e replica che non si vede una goccia di sangue. Certo, è improbabile che qualcuno, esaltato dal filmino, sequestri i quattro e improvvisi del bondage: il punto non è quel che può succedere, ma quel che è successo. Quel video rappresenta una fantasia. È abbastanza cartoon per poter dire “Dai, si scherza”, abbastanza realistico da compiacere chi ha preso gusto al sapore forte dell’odio e può godersi il supplizio del nemico.

Da questo punto di vista è un porno.

C’è tanta gente che si ringalluzzisce guardando su un monitor i ciak di un mondo irreale, dove ogni copula è un kolossal ed è lecito mimare ogni fantasia estrema.

E oggi le tecnologie digitali aiutano molto questo erotismo fai da te. Ma se ai personaggi da sottomettere ai tuoi ghiribizzi osceni attribuisci lineamenti e caratteristiche di una persona reale (ricordate il sito “Mia Moglie”? E la finta Meloni in sottoveste?) allora è un reato di revenge porn.

Anche se non ammicca a Eros ma a Thanatos. D’altronde ognuno si eccita come può.

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