L a vicenda del “cuore bruciato” trapiantato nel torace di un bambino napoletano è quanto di più terribile e incredibile si possa leggere nella pur pesante cronaca di tutti i giorni. La magistratura dirà come, perché e chi ha sbagliato anche se una sentenza non rimedia una vita. In attesa mortifichiamoci con l’immancabile e indecente scaricabarile e, mentre aggiorniamo il dossier della malasanità, è giusto auspicare che chi sbaglia per disattenzione o superficialità d’ora in poi quantomeno vada a fare altro. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, parlando delle donazioni, ha sottolineato che la “Sanità pubblica italiana è un’eccellenza e dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad avere fiducia e chi compie un atto così nobile sappia che quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile”. La fiducia si conquista in primis resuscitando la Sanità pubblica “ordinaria” che ha abbandonato il presente indicativo per il tempo imperfetto: “era” eccellente e purtroppo più non “è “. A sostenere il sistema aggrappato ai pochi medici di famiglia che resistono per vocazione ma senza per questo aspirare al martirio, sono arrivati in soccorso i medici a gettone e i colleghi pensionati. Ma poi mica è vero che ai fragili, a chi vive nei piccoli paesi, agli anziani attaccati alla flebo della pensione sociale, la sanità è negata: basta pagare e pregare.

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