L’inconcludenza
Caffè Scorretto
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H o scritto e commentato con una punta di sarcasmo che la Ue vuole sottoporre a un preliminare esame linguistico woke i Paesi che fanno richiesta di adesione al nostro paradiso europeo. Un lettore - a suo dire a nome di tanti altri – mi ha fatto notare che lamentarsi è inutile perché chi prende le decisioni a Bruxelles siamo noi, che con i nostri voti scegliamo i nostri rappresentanti. L’osservazione è calzante, ma fino a un certo punto. Il discorso è vecchio quanto la democrazia: gli elettori si lamentano degli eletti, che loro stessi hanno scelto. Alcuni di questi tralignano, altri si rivelano incompetenti, altri corruttibili, altri assatanati di potere al solo fine di curare i propri interessi e quelli della loro parte. Chi non rinnega le proprie virtù fatica a emergere. Pare che tra una generazione politica e l’altra ci sia una vischiosità che le avvince, un virus proprio della natura umana, che si trasmette per contagio ambientale. Non è certo questa l’Europa auspicata dai padri fondatori e che noi vorremmo perché la riteniamo indispensabile per noi e per le sorti del mondo. Non l’Europa inconcludente, che si perde dietro strampalati provvedimenti più punitivi e dannosi che utili per i suoi cittadini. Non l’Europa dal linguaggio woke obbligatorio. Tanto meno quella che si fa strigliare persino dal minuscolo Zelensky: ogni tanto anche le pulci hanno la tosse.
