E ra meglio l’Urss di Lenin, Stalin e Breznev della Russia di Putin, criminale allevato alla loro stessa scuola comunista. Lo si deduce dalla dichiarazione del portavoce della Commissione europea, che minaccia di togliere i sussidi alla Biennale dell’Arte di Venezia se la Russia non sarà espunta quest’anno dal novero dei partecipanti. Nelle sessanta edizioni precedenti l’Urss partecipò alla Biennale quando lo volle e senza ostracismi. Era forse un Paese democratico e liberale? Non lo sostengono più neanche i più tetragoni vetero difensori del comunismo. L’autocrate del Cremlino è un cinico fior di mascalzone, è vero; e la sua politica interna mira a conculcare ogni barlume di libertà e democrazia. Sotto la sua tirannia la Russia è antidemocratica e illiberale. Ma non più della Cina, della Corea del Nord, dell’Iran, di Cuba e di tanti altri Paesi per i quali la Ue non spende una parola di biasimo né di opposizione per chiederne l’esclusione dalla Biennale: una manifestazione che, per statuto, «esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte». È suo vanto essere luogo di dialogo e libertà artistica e di favorire «la vicinanza tra i popoli e le culture auspicando sempre la fine dei conflitti e delle sofferenze». Tutto chiaro e ineccepibile. Ma non per la feldmarescialla Ursula von der Leyen e le sue Sturmtruppen di stanza a Bruxelles.

© Riproduzione riservata