L’articolo quinto
Caffè Scorretto
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L o storico dominus della finanza Enrico Cuccia centellinava le parole come il prete l’olio santo; le poche concessioni il patron di Mediobanca le affidava a un assioma sacro quanto il dio denaro: “articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto”. Per i napoletani a“chi tène mmano ha vvinto”, chi ha la mano di gioco parte in vantaggio. Se hai occupato un edificio senza averne titolo, legge vuole e legittimo proprietario pretende, che l’immobile sia liberato in tutta fretta, con le buone per carità. Tutto giusto ma a parole. In questo Paese con una burocrazia piegata da mille regole scontornate da diecimila richiami ai regi decreti e mille omissis, il massimo della concessione è mettere l’avente diritto in una lunga lista d’attesa. Per ottenere la liquidazione giudiziale di un “brucio” mediamente passano 36 mesi, peggio solo la Bulgaria con 40; i canadesi se la sbrigano in 4: un altro mondo. A Cagliari l’agonia si protrae 60 mesi: il nostro mondo. È tutto un tirare a campare. Chi possiede una concessione balneare se la tira da vent’anni dribblando la gara pubblica tra una proroga e l’altra, tra Consiglio di Stato, Parlamento e Corti varie. Per non dire dei tassisti che, da sempre contrari alla liberalizzazione, consigliano ai Comuni che insistono per bandire nuove licenze di mettersi l’anima in pace: articolo quinto, non c’è santo che una volta abbia vinto.
