Q uesta furbizietta elettorale dell’eliminazione strutturale del bollo sulle auto, che poi è una sospensione provvisoria del bollo su alcune auto, non verrebbe da approfondirla granché. Perché è una furbizietta, appunto. E poi perché è diventata tema di litigio fra Meloni e Renzi, e già per questo verrebbe da guardare altrove e magari cominciare a leggere un buon libro, o anche solo l’etichetta del detersivo. Però Meloni ha definito il bollo “una delle tasse più odiose”, e qui vale la pena di eccepire. L’odio è libero, esattamente come l’amore. E ciascuno, dato che paga, odia la tassa che gli pare. Per esempio se chiedessimo qual è la tassa più odiosa a un lavoratore dipendente, o a un pensionato, direbbe certamente che è la tassa che gli altri possono evadere e lui invece deve pagare fino all’ultimo centesimo, per pagare sanità e infrastrutture e polizia e istruzione anche agli evasori e ai loro figli.

Anzi, a proposito di evasione: come mai il governo, sempre così effervescente sui social, nella prima metà dell’anno ha incassato 5 miliardi in più grazie all’abbinamento automatico tra i pos e i registratori di cassa eppure non ne mena vanto? Non sarà che quest’idea di combattere l’evasione fiscale, però a voce bassa, è una furbizietta elettorale quanto trattare il bollo come fosse la spietata tassa sul macinato?

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