S econdo Freud il lapsus sarebbe l’inconscio in libera uscita che approfitta di una nostra distrazione per farci dire una cosa mentre ne pensiamo un’altra. Quindi, quando il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara dice che Piersanti Mattarella, fratello di Sergio, presidente della Repubblica, è stato ucciso della Brigate rosse pensava alla mafia ma per fatal combinazione o per avversione al rosso finì nelle grinfie del lapsus: può capitare, se non crediamo al politico fidiamoci dello psicoanalista. Valditara tenta di chiuderla così, alla buona: semplice incidente di percorso. Ma forse che il ministro sovraintendente massimo del Merito e dell’Istruzione ridurrebbe a una sottigliezza freudiana se il maturando dovesse attribuire a Grazianeddu l’assassinio di Cesare pur dando per scontato che pensasse a Bruto? Quando il vice premier Tajani dice a microfoni aperti di “non escludere che possa esserci una manovra correttiva” si riferiva a tagli, tasse, lacrime e sangue, al made in Italy o al programma di cucina di Antonella Clerici? Il ministro alle Finanze Giancarlo Giorgetti taglia corto: “non se ne parla, ho altro cui pensare”. Bisogna stare attenti, prima. Dopo, è troppo tardi. A meno che la “voce dal sen fuggita poi richiamar non vale” non sia cercata per rubare spazio alla cronaca e due battute in tivù: vanità avvolta nel lapsus.

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