Y oussef è un bravo ragazzo, parola di gip. Sì, ci riferiamo a Youssef Siher, quel giovane italiano di seconda generazione che ha patito l’onta del carcere perché la Procura di Milano lo ritiene un terrorista in fieri. É un ricercatore plurilaureato con percorso accademico e professionale legato alla geopolitica, alla comunicazione e all’attivismo. Per sua fortuna il suo soggiorno a San Vittore è stato breve. Ci sarà un giudice a Berlino, disse a sé stesso il mugnaio Arnold, e lo trovò. Ce ne sarà uno anche a Milano, ha pensato Youssef mentre lo arrestavano, e lo ha trovato. Tiziana Landoni, gip firmataria di un appello “pro Pal”, avversando la decisione della collega Francesca Crupi e del procuratore capo Marcello Viola lo ha rimesso in libertà. Avere ricordato le simpatie “pro Pal” della dottoressa Landoni può sembrare allusivo, e infatti lo è: ma solo per rimarcare la varietà del panorama giudiziario italiano. Certamente con coscienza limpida la giudice ha ritenuto che non sia incitamento alla violenza scrivere sulla propria pagina Instagram, come ha fatto il “pro Pal” Siher, che «Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame». È solo un incitamento a favorire, scrive Landoni in sentenza, «una coscienza collettiva». Un encomio. C’è un giudice a Milano. Che dà sempre ragione al mugnaio Arnold. A prescindere.

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