È vero, fa caldo. Caldo afoso, che con il suo alto carico di umidità è peggio di quello torrido. Da secoli è così, come storicamente accertato: estati molto calde, altre meno, a prescindere dal buco dell’ozono e dalla percentuale di anidride carbonica presente nell’atmosfera. Il grande calore può mandare in ebollizione oltre al sangue anche il cervello. Come è accaduto a un nugolo di pensatori francesi, che con non provata certezza attribuiscono il cambiamento climatico esclusivamente ai comportamenti umani. Novanta di essi, progressisti per autodichiarazione, hanno scritto una lettera al quotidiano Le Monde chiedendogli di farsi interprete dell’urgenza di varare una legge per «punire chi danneggia l’ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza umana». Proposta accolta da un gruppo di parlamentari con i cervelli surriscaldati, i quali hanno coniato il neologismo «globicidio»: un reato gravissimo, che «deve essere perseguito severamente in quanto mette in pericolo l’intera biosfera». Un colpo di cannone nel cielo assolato di luglio. L’hanno denominato «codice di emergenza climatica». Non suggeriscono, i firmatari, la sanzione. Per la legge del contrappasso Dante condannerebbe i rei a un soggiorno nell’Hotel Inferno. Appagando così la sete di vendetta degli apocalittici inventori del globicidio. Testimoni viventi che per il gran caldo si può uscire di senno.

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