Il destino nel nome
Caffè Scorretto
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G ià nei nomi, qualche volta, sta scritto un destino: Achille, Benito, Sigfrido. Del tallone fragile e del ventennio tragico sappiamo pressoché tutto. Sigfrido viene raccontato come l’eroe che uccide il drago Fafnir, conquista il tesoro dei Nibelunghi fino a diventare invulnerabile ad eccezione di un punto della schiena dove si posò una foglia. Ma non c’è segreto che tenga e romanzo senza il giuda. L’anagrafe storica dell’Istat certifica che dal 1999 ad oggi il numero medio dei nati con quel nome è inferiore a 5 all’anno. Prode, famoso, raro: è lui, Sigfrido di cognome Ranucci, giornalista e mattatore della trasmissione “Report” su Rai 3, che ai rischi del mestiere connessi alle appendici giudiziarie di chi si ritiene, molte volte a torto diffamato, si è aggiunto il peggio: la bomba fatta esplodere sotto casa. Sigfrido Ranucci ha incassato audience e la video consacrazione firmando inchieste graffianti finché l’amicizia con il discusso Valter Lavitola, sospettato addirittura di aver commissionato l’attentato, non ha fatto scoppiare una enorme buriana. La Rai ha sospeso le repliche di “Report” sottovalutando che oltre il video funziona la memoria. Per tutti e in ogni caso valgono le due regole: certe frequentazioni vanno prese a piccole dosi e non si può rifugiarsi sempre e comunque nella propria coscienza che non ammette sconti.
