I mpossibile liquidare con qualche riga la scomparsa di un ex pilota di F1 che, dopo aver perso gli arti inferiori in una gara di Cart nel 2001, si alzò su quelle artificiali a una cerimonia e disse: «Che emozione, mi tremano le gambe». Per Alex Zanardi i problemi erano solo ostacoli da superare. Al collega Max Papis fissava i piedi, in ospedale subito dopo l’incidente. «Perché lo fai?», s’imbarazzò Papis. «Per un po’ risparmierò sulle scarpe».

Impossibile abbatterlo: lo fece solo la morte del padre. A ogni sguardo pietoso partiva la battuta. Non aveva mai scherzato sui disabili, ma iniziò: «Ora posso. Alla guida ho il piede pesante». In un hotel di Monaco arrivò bagnato fradicio perché pioveva e cominciò a roteare con la carrozzina sul tappeto. Il portiere lo fissava, lui lo freddò: «Tutti si puliscono i piedi, io le ruote». I genitori lo ammiravano stupiti: «Ma chi abbiamo messo al mondo?». Niente di che: uno che senza gambe ha corso la maratona di New York.

Caffè troppo corretto, ma solo con Zanardi. Poi ci siamo noi con le nostre miserie, le liti in ufficio che ci avvelenano, i nostri «non ce la faccio». Ci derideva, a noi disabili dell’autostima, prima di scappare velocissimo. Non lascia un esempio. Li lascia tutti.

© Riproduzione riservata