“T i squarto, ti facciamo fare una brutta fine. Sappiamo dove trovarti”. Valerio Vesprini, sindaco di Porto San Giorgio, cittadina marchigiana, ha ricevuto con rito mafioso questa minaccia. Non dai picciotti di un mammasantissima, ma dall’esponente di un gruppo di piccoli delinquenti. Piccoli, ma aggressivi e pericolosi. Si definiscono con orgoglio “maranza” e hanno dato prova della loro capacità criminale. In gran parte sono minorenni o appena maggiorenni che vogliono spadroneggiare in quel territorio. Questo è uno dei tanti episodi di criminalità organizzata dei cosiddetti maranza, gruppi di giovani e giovanissimi immigrati per lo più italiani di seconda generazione o nordafricani clandestini. Tracotanti, imperversano nelle periferie urbane e nei centri delle grandi città. Si muovono in branchi, armati di coltelli, attaccano briga senza motivo, usano un linguaggio volgare. Rapinano i passanti, estorcono danaro, seminano panico. Stanno compiendo una metamorfosi preoccupante con l’apporto di soggetti politicizzati che gravitano intorno alle stazioni. Partecipano ai cortei di protesta dei centri sociali per sfogare con azioni di guerriglia urbana il loro rancore verso le forze dell’ordine. Non sono “risorse” da ricuperare, come per cinico calcolo politico sostengono i progressisti più sinistri. Sono una concreta minaccia emergente. Attenti ai maranza.

© Riproduzione riservata