E lon Musk era scomparso dai radar della politica internazionale nella quale l’amico Donald Trump l’aveva proiettato. I due erano passati in breve tempo da una magnifica intesa a un pessimo diverbio degenerato in alterco. Poi la riconciliazione, ma solo sul piano degli interessi di entrambi, non su quello politico. Da allora i media internazionali avevano perso interesse a indagare nella vita di Musk, nei suoi affari, sulle sue aziende, sul suo immenso patrimonio che continua a lievitare. Ora, forse in crisi di astinenza dalla droga mediatica, egli ha rilasciato una dichiarazione stupefacente: in base ai progressi fatti dalla scienza e a quelli che si preannunciano l’uomo del futuro non avrà limiti; oggi viviamo l’inizio di una nuova èra, quella dell’intelligenza artificiale, prossima dominatrice dell’umanità. La visionarietà di Musk non si limita a predire le conquiste dell’uomo nei prossimi secoli. Travalica i millenni in un misto di oniricità, allucinazione, utopia. Il millennio è stato finora l’unità di misura della storia; la velocità della comunicazione moderna l’ha sostituito con l’eterno presente dell’IA, immutabile eppure evolutivo. In opposizione alla costruzione di un futuro disumano, al quale vogliono condurci i pochi ma potenti Musk della terra, affidiamoci alla nostra intelligenza naturale: per liberarci dal sempre più dilagante fanatismo tecnologico.

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