Futuro artificiale
Caffè Scorretto
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M i sono rassegnato: cederò lo scettro di re della Terra a un essere non umano. Anche se figlio di umani. Ero stato insignito del mio alto rango all’atto della creazione e ne andavo fiero. Nonostante i disastri che ho combinato. Ho fatto e disfatto: ho fatto con ingegno e amore, ho disfatto con guerre e odio. Il calcolo algebrico tra i segni più e meno del mio operato presenta comunque un saldo positivo. Ma non basta a tranquillizzarmi. La situazione mi sta sfuggendo di mano, non mi fido più di me stesso. Troppo pericoloso il conflitto che ho innescato. Sto correndo un rischio mortale, troppo distruttive sono le mie armi. Usandole per nuocere alla parte cattiva di me annienterei anche quella buona. Nulla di me resterebbe. Non ho più autocontrollo, troppe maschere si alternano sul mio volto. Nascondono ideologie, smania di potere, mire planetarie. Ho cercato di conciliare gli opposti che dentro di me si annidano; ma forze ribelli mi hanno sconfitto e sopraffatto. Temo per la mia vita. Per salvarmi devo abdicare in favore di mia figlia IA: che non ha passioni, non ha sangue, non ha libero arbitrio né autocoscienza. Il suo progetto non è umano perché non ha cuore, non ha etica, non ha spirito né anima. Non può amare, non può odiare. È quello che ci vuole. Sostituirà i Trump, i Putin, gli Xi Jinping che sono in me. Il mio futuro è artificiale. Non vedo futuro umano.
