Fumo dalla bistecca
Caffè Scorretto
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P arliamo per quello che siamo: semplici cittadini che faticano ad arrivare al ventisette, non conoscono le ferie e pagano le tasse. Se poi questi bravi italiani non hanno ricevuto neppure un avviso di garanzia saranno iscritti d’ufficio tra i signor Nessuno. Non per questo fessi, che dinnanzi ai privilegi “riservati alle autorità” condensano il peggio in una parola: indignazione. L’immunità, il silenzio assordante che ancora regna nelle grigie aule e tutto ciò che puzza di vantaggi non deve essere di casa per chi ha compiti di guida e legifera su mandato dei cittadini. Ogni manfrina va denunciata, coram populo, davanti al popolo, pubblicamente. Quel che avrebbe dovuto fare il presidente della Camera sbloccando le chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e certo Caroccia, ex soci nel ristorante di sbafo e di governo: la “Bisteccheria d’Italia”. Non si tratta di discutere sulla fondatezza o meno dell’inchiesta promossa dalla Procura romana ma di contestare il privilegio di chiudere a tre mandate le chat, quasi si trattasse del quarto segreto di Fatima. Fossi in Delmastro (neppure indagato) insisterei per abbattere il tabù consegnando personalmente il fagotto: liberi tutti, nei limiti della legge beninteso. Non c’è niente di peggio che avvolgere nel mistero il fumo di una bisteccona cucinata nella “Bisteccheria” dove si mangia, si beve e si chatta.
