P oirot raddrizzò un posacenere rovesciato dall’urto, mentre un lieve fremito di fastidio gli faceva vibrare i baffi curatissimi. Poi fissò inquisitorio il capotreno impettito sull’attenti: “Tutti dallo stesso finestrino, mi diceva?”. “Tutti e quattro, sir – rispose quello – Mr Delmaster e Lady Platoons-of-Execution sono volati via praticamente nello stesso istante, appena il convoglio ha urtato quel gigantesco No che è apparso all’improvviso sui binari. Poi Crudelia Python-Holywhat: ha fatto un po’ di resistenza, aggrappata a una tenda, ma è sparita anche lei. Ho ancora l’urlo nelle orecchie…”. E si passò una manona sul viso irlandese imperlato di sudore. Poirot tossicchiò educatamente per incoraggiarlo a proseguire. “E poco fa – riprese quello - è toccata al povero Gasparus, che a differenza degli altri non aveva conti aperti con la giustizia…”. “Quindi il nesso non è quello – mormorò assorto Poirot – È strano: si parla tanto di atmosfere vittoriane, eppure questi delitti mi paiono di una crudeltà più georgiana… Chi viaggia in questo scompartimento?”. “Il leader dei Blues, lord Tajans. In questo momento prende il tè nel vagone ristorante”. “Non è quello che raccomandava di stare lontani dalle finestre?”. “Esattamente, sir”. “È il prossimo! – gridò il piccolo investigatore affrettandosi verso la porta – Mi segua, forse siamo in tempo!”.

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