I l 26 gennaio a Milano un agente uccide un uomo. Poi spiega: mi ha puntato addosso un’arma, solo dopo è saltato fuori che era finta. A Salvini sorge un pensiero scultoreo e lo consegna ai connazionali: «Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma».

Ventotto giorni dopo, cioè ieri, il poliziotto viene fermato. Per i Pm chiedeva il pizzo agli spacciatori, la vittima era un pusher stanco di pagare che per questo è stato ucciso, per poi posargli accanto una pistola finta e inscenare una legittima difesa. Se è vera è da romanzo di Ellroy, ma chiaramento il poliziotto è innocente fino a sentenza definitiva. Per adesso stiamo ai dubbi e alle ipotesi dell’oggi: il bello della politica, delle leggi e del pensiero umano in genere è che vanno costruiti con i se e con i ma. Senza, non si fa neanche una discreta partita a tressette. Figurarsi governare un Paese di antica civiltà giuridica.

Quindi i casi sono due. O Salvini non è a suo agio con la lingua e soprattutto con le particelle (sarebbe strano: la Lega vuole intensi test culturali anche per l’immigrato che chiede almeno di potersi dire italiano, mentre si spacca la schiena nei nostri campi di pomodori) oppure lui davvero starebbe con l’agente anche se fosse un killer che prende il pizzo da chi spaccia. Ci faccia sapere.

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