Ciclone Trump
Caffè Scorretto
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U ffa, non se ne può più di questo Trump. Se ne parla, se ne scrive, se ne legge ininterrottamente. Di giorno e di notte. Eppure, dicono coloro che manifestano apparente saggezza, il mondo non ruota intorno a lui, c’è tanto altro di cui occuparsi. È vero, c’è tanto altro; ma anche nell’ “altro” in questo momento storico salta fuori sempre lui: con il suo cernecchio biondastro, le comparsate televisive da commediante, le dichiarazioni spiazzanti. È sprezzante, si pavoneggia, spariglia le alleanze. Trump è, metaforicamente, un ciclone. Quando un ciclone imperversa, ti avvolge, allerta le tue forze fisiche e psichiche, non puoi distrarti né pensare ad altro. È impossibile ignorarlo. Da quando è tornato alla Casa Bianca non ha, e non dà al mondo, un momento di requie. Per i liberal-progressisti è il demonio, la fonte di ogni male. Lo è a prescindere dai suoi comportamenti; lo è perché conservatore e, come tale, automaticamente bieco e accentratore. Insomma, per i suoi avversari, molti dei quali si comportano da nemici, è un concentrato di nequizie. Eppure, se con la memoria torniamo indietro a un anno fa, non possiamo ignorare che allora, dopo il quadriennio del sonnacchioso Biden, l’Occidente era in conclamato declino. Oggi sta risalendo la china. Che ci sia una logica, un piano strategico, nella sua apparente follia, come insinua Polonio parlando di Amleto?
