Censori e ventriloqui
Caffè Scorretto
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A ppena insediatasi la nuova giuria a traino progressista della Biennale d’arte di Venezia ha fatto sentire alta e forte la sua voce democratica di stampo liberale a due facce: libertà d’espressione artistica, ma non per tutti. «Niente premi –ha annunciato la presidente brasiliana Solange Oliveira Farkas- ai Paesi accusati dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità». Nella fattispecie Russia e Israele. E gli altri Paesi che calpestano democrazia e libertà e che di crimini contro i loro stessi popoli ne hanno commessi e continuano a commetterne? E l’Iran, che per interposti terroristi islamici finanzia e commissiona atrocità contro inermi cittadini israeliani e attentati contro l’Occidente? No, l’Iran, se vuole, può partecipare alla Mostra. È un carnefice che si dichiara vittima. I progressisti di tutto il mondo credono alle barbe e ai turbanti degli ayatollah. La decisione della giuria si accoda al Diktat della Commissione di Bruxelles, che ha intimato al presidente della Biennale di escludere la Russia: se non ubbidirà sarà revocato il finanziamento di due milioni di euro già stanziato ma ancora non erogato. «Si tratta di ricadute dell’anticultura che si è riaccesa in Occidente negli ultimi anni»: a salire sul pulpito, accusandoci di anticultura, è uno dei ventriloqui di Putin. Che ha torto marcio; ma noi, censori d’arte, non abbiamo ragione.
