N on è una spesuccia, quella che facciamo per la Sanità. Nel 2026 la Regione destina 4,3 miliardi di euro: uno ogni tre in bilancio. Eppure, tuttora manca l’assessore: l’impegno si somma a quelli già soffocanti (per quantità) della presidente, assessora ad interim.

Il grano (o la grana) in cascina è tanto, eppure il servizio sanitario sardo muore di inedia: le liste d’attesa sono lunghissime, i camici bianchi scappano verso il privato e non fanno i medici di base, i pronto soccorso senza personale (anche infermieristico) vanno alla guerra con le esigenze di un esercito di pazienti senza alternativa. E così un luogo per le emergenze tratta soprattutto tonsilliti e indigestioni. E ora le donne che hanno un tumore al seno in metastasi non trovano più il farmaco salvavita Elacestrant. Intanto i dottori sprofondano negli stati d’ansia generalizzati: restano in piedi solo gli eroi.

C’è a Cagliari una band musicale di medici, si chiama “Non solo Ippocrate”, che modifica i testi dei brani e li adatta scherzosamente alle patologie (“Baila la vena”, “Attenti al lupus”). È nata per rasserenare i pazienti, i quali presto potrebbero dover formare una band per sostenere, a loro volta, i medici in burnout. La hit? Forse, “Per colpa di chi” di Zucchero. Ma è meglio una riscrittura, in chiave liste di attesa, di un brano di Eros Ramazzotti: “E ci sei, più tardi tu”.

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