La strafamosa “ Mille giorni di me e di te” non è solo una canzone su un addio amoroso, ma anche un’ispirata profezia perfino ottimistica sulle opere pubbliche targate Salvini. Tra Villaputzu e Muravera dovrebbero trasmetterla a palla nelle strade. Non sul ponte che le unisce, però: lì regna un silenzio mistico. I mille giorni di cantiere deserto li ha già superati con lo slancio di un bradipo in ferie.

Il Codice degli appalti, decantato dal ministro per «snellire e velocizzare», si è rivelato un via libera alle ditte per fare un po’ i comodi propri. La pubblica amministrazione osserva disarmata: le cause civili non durano “solo” mille giorni, bensì ere geologiche. Alla fine la Pa le vince pure, ma intanto la nobile esortazione a «costruire ponti» s’infrange rovinosamente sul nulla. La mossa geniale era allentare i controlli per volare. Risultato? I prezzi aumentano, le ditte si bloccano per battere cassa, un po’ per il carovita e un po’ per spuntare qualcos’altro, e tutto si blocca.

Il ponte del Sarrabus è solo la punta dell'iceberg, ma l’andazzo non cambia: ne sa qualcosa Cagliari, trasformata in una gigante trincea per la felicità dei suoi abitanti al volante. Alla fine, in tutte quelle buche scavate con i nostri soldi, ci cade sempre e solo lo Stato. Cioè noi. Ma, almeno, con la musica di Baglioni in sottofondo.

© Riproduzione riservata