D igiuni di psichiatria come siamo, e competenti di politica giusto il tanto per due chiacchiere al bar (e neanche in tutti), ci eravamo convinti che Trump avesse due facce. Una minacciosa e violenta da bullo nucleare e una estatica, perduta nella contemplazione di sé. Ieri la realtà si è incaricata di spiegarci quanto fosse grossolana questa analisi. L’americano con una faccia rabbiosa e una narcisa esiste ma non è lui, bensì un altro più famoso (o famoso da più tempo) e di spessore culturale molto più cospicuo: Big Jim Double Face, quel bambolotto così carismatico che molti lo scambiavano per il fidanzato di Barbie (alla faccia di quel poveraccio incolore di Coso, come si chiamava lui, Ken). Da ieri sappiamo che invece Donaldaccio ha anche una terza faccia, mogia e moscia come un cappuccino sfreddato. Netanyahu gli ha ribadito che non smetterà di massacrare i palestinesi superstiti e lui – alleato, complice e armiere di un regime cannibale – se n’è uscito con un flebile “Israele non dovrebbe attaccare Gaza”. Sarebbe faticoso e forse spaventoso campare altri cinquant’anni, ma ne varrebbe la pena per vedere declassificati gli archivi di intelligence che spiegano che cos’hanno i peggiori criminali di ricattatorio sul conto di questo matto, che fa sembrare Obama una specie di Lincoln e Biden quasi un Obama. E Big Jim a tratti nel ricordo assomiglia a De Mita.

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