Angeli e demoni
Caffè Scorretto
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D opo oltre due anni, finalmente, un acuto osservatore se n’è accorto. Ha dato l’allarme e la democrazia, almeno per ora, in Italia è salva. Ha consentito di stroncare sul nascere il fasciocomunista culto della personalità. La storia è arcinota. Giorgia Meloni compare con le sembianze di un angelo cherubino in un affresco all’interno della basilica di San Lorenzo in Lucina, a pochi passi da Palazzo Chigi. Ce n’è quanto basta per insospettirsi. La notizia si diffonde come un meme e una gran massa di curiosi accorre per ammirare l’opera, manco fosse una tela di Caravaggio. Il Caravaggio in questione è il signor Bruno Valentinetti, sacrestano e decoratore, 83 anni, che circa due anni fa ha restaurato un affresco, che egli stesso eseguì nel 2000. Oggi nega di avere voluto ritrarre la premier avendo egli soltanto ritoccato l’originale laddove necessario. Non tutti se la sono bevuta. La sinistra ha allertato le istituzioni, vuole spiegazioni e ribadisce che è blasfemia raffigurare Meloni come un angelo. I sinistri questa volta hanno ragione. Meloni non è un angelo, non ne ha l’inclinazione né le virtù. Un capo di governo non può essere un cherubino; se lo fosse sarebbe un pericolo per lo Stato che rappresenta. Uno statista deve saper mentire quando occorre, simulare e persino ingannare se utile. Deve essere più diavolo che angelo. Come, appunto, Giorgia Meloni.
