Julio Velasco, allenatore della nazionale femminile di volley, ha regalato libri alle sue pallavoliste: testi classici, di narrativa contemporanea, racconti. Alla nostra Alessia Orro è toccato Sandor Marai, Borges a Ekaterina Antropova e altri a tutte le altre. Perché un libro? Velasco è fulminante: «Ma cosa c’è di tanto strano? Gli sportivi leggono», basta con questi pregiudizi tipici da intellettualoidi chic. Chi fa sport non è solo muscoli ma anche fronti “utilmente spaziose”, al contrario di quanto il giornalista Fortebraccio pensava di alcuni politici. In un Paese normale leggere non può essere un vizio di pochi ma una virtù dei più. Il grande giornalista Enzo Biagi anni fa lanciò una proposta agli amministratori di Milano: a chi si sposa anziché i soliti pezzi in argento o lo stemma della città oppure la “bela Madunina tutta d’oro e piscinina”, donate cinque libri. Il sindaco di Milano si dichiarò subito entusiasta, i fondi vengono stanziati, il progetto parte ma il muro di “comma” della burocrazia tira il freno. Arriva un altro sindaco e l’idea sfuma. Oggi non ne parla più nessuno. Eppure alcuni testi sui diritti e i doveri, una guida per i genitori sarebbero utili e magari apprezzati. E forse non è esagerato conoscere e ricordare che Deledda non è solo una strada pubblica ma una signora sarda di nome Grazia che scriveva: da Nobel.

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