Della Spagna se n’è parlato troppo poco, sia prima che durante il Mondiale americano. Certo, tutti la mettevano tra le favorite - e come non metterla - ma certamente non era quella più chiacchierata. In prima fila c’era la Francia dei fenomeni, dominata in semifinale. C’era l’Argentina di Messi campione del mondo in carica, battuta in finale. Si parlava poi del Brasile di Ancelotti, uscita invece agli ottavi contro la Norvegia e inevitabilmente inserita tra le grandi delusioni di questa Coppa del Mondo nordamericana. Nell’elenco c’era anche il Portogallo di Cristiano Ronaldo, a caccia di un trionfo nel suo ultimo ballo mondiale. E l’Inghilterra, che ha chiuso al terzo posto al termine della “finalina” più spettacolare di sempre, ma che non è riuscita nemmeno questa volta a riportare il football a casa. Negli Stati Uniti è stata la Spagna a tornare sul tetto del mondo al termine di un cammino in crescendo. Forse non ha rubato l’occhio fin da subito ma la Roja è stata capace di abbinare il tiki taka, marchio di fabbrica delle Furie Rosse, a una concretezza e una solidità difensiva determinante per poter vincere il Mondiale. Merito anche e soprattutto di Luis de la Fuente, allenatore senza un particolare trascorso di successo nei club ma che formandosi nelle nazionali giovanili spagnole ha imparato tanto. E soprattutto ha potuto plasmare un gruppo che sotto la sua gestione tra i “grandi” ha vinto un Europeo e un Mondiale nel giro di due anni.

Il percorso

Nel corso di tutto il torneo la Spagna ha subito solo un gol, nei quarti di finale contro il Belgio. Una impermeabilità difensiva non casuale a cui ha abbinato una gestione palla devastante per tutte le squadre che ha affrontato. Solamente Capo Verde, grazie alle parate dell’eroe quarantenne Vozinha, è stato capace di resistere e non cadere sotto i colpi di Rodri e compagni. La semifinale con la Francia è stata, invece, il manifesto invece della forza di questa squadra, non a caso campione d’Europa in carica. Davanti alle grandi individualità di Mbappe (probabilmente il giocatore più forte al mondo), Dembélé (il pallone d’oro in carica) e Olise (reduce da una annata clamorosa con il Bayern e che ha battuto il record di assist di Pelè in una singola edizione del torneo iridato), la Spagna ha risposto con la collettività, senza far vedere letteralmente palla alla grande favorita del torneo con la solita superiorità dei suoi centrocampisti. E rispetto all’Europeo di due anni non c’è stato nemmeno bisogno delle grandi giocate di Lamine Yamal e Nico Williams, entrambi sotto torno a causa degli infortuni che hanno condizionato le rispettive stagioni con i club.

La finale
La grande finale del MetLife Stadium in New Jersey, vicino a New York, sarebbe dovuto essere proprio il grande passaggio di consegne tra Yamal e Messi, ma entrambi hanno giocato una partita deludente e sotto le aspettative. In particolare, l’attuale numero 10 del Barcellona è sembrato forse fin troppo consapevole della sua prestazione opaca, visto che al momento della premiazione esprimeva in volto tutto il rammarico per non aver saputo incidere come avrebbe voluto. Ha anche avuto a disposizione un calcio di punizione allo scadere dei regolamentari, ma Emiliano Martinez si è fatto trovare pronto, rinviando il verdetto ai supplementari. Alla fine a decidere l’ultimo atto del Mondiale è stato Ferran Torres. Ha sbloccato la finale inchiodata sullo 0-0, emulando Andes Iniesta, quando in Sudafrica segnò il gol decisivo sempre nei tempi supplementari contro l’Olanda.

I premi

A confermare il grande cammino e la grande superiorità della Spagna ci sono poi tutti i premi individuali vinti dai giocatori spagnoli in questo Mondiale: Cubarsi (e non Yamal) come miglior giovane, Unai Simone come miglior portiere (con appena un gol subito) e Rodri come miglior giocatore del torneo. Il centrocampista del Manchester City è stato sontuoso e a questo punto si candida fortemente a rivincere nuovamente il Pallone d’oro come nel 2024, quando arrivò davanti al brasiliano Vinicius Jr. Se proprio bisogna trovare un difetto a questa Spagna è la fase realizzativa. Ma quando non prendi mai gol e non fai vedere la palla agli avversari, batterti diventa comunque quasi impossibile.

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