Stato del giornalismo italiano: la fotografia della professione
Carlo Bartoli: «Nel periodo oggetto di analisi, solo 886 candidati hanno avuto accesso all’esame professionale dopo aver svolto il praticantato e aver ricevuto la dichiarazione del direttore»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Lo stato del giornalismo italiano Report della Fondazione sul Giornalismo Italiano “Paolo Murialdi”. E’ l’identikit tracciato da Christian Ruggiero, professore associato in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, dove è Presidente della Laurea Magistrale in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo, e il suo team. «Una fotografia – sintetizza il docente - dello stato della professione a cavallo di un importante spartiacque: il 2022, anno in cui parte della gestione pensionistica è passata da INPGI a INPS. Un elemento di complessità che si fa ricchezza nell'allargamento di una collaborazione di ricerca che nasce dall’impulso che la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, Casagit Salute, società di mutuo soccorso dei giornalisti italiani, forniscono alla Fondazione sul Giornalismo italiano “Paolo Murialdi”, e che la Fondazione condivide con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma».
Il risultato mette in evidenza due aspetti: l’analisi dei risultati degli esami di accesso all’Albo dei Giornalisti Professionisti nel periodo che va dal 2017 al 2023, un approccio longitudinale che si rivela fondamentale per lo studio dei destini occupazionali dei neoprofessionisti, e il periodo temporale si restringe (indagando gli anni dal 2019 al 2023), ma lo sguardo si allarga alle condizioni economiche e occupazionali e ai trattamenti pensionistici di quelli che ormai sono due mondi distinti, quello dei giornalisti dipendenti e quello dei liberi professionisti e parasubordinati.
«Uno strumento di auto-riflessione sulla categoria – precisa Ruggiero - che coinvolge tutti gli attori che la rappresentano, chiama il sistema-Paese alle sue responsabilità e traccia le linee di sviluppo della professione giornalistica in Italia».
Punto di arrivo e partenza
«Il report è un punto di arrivo e, nello stesso tempo, un punto di partenza», afferma Giampiero Spirito, presidente della Fondazione sul Giornalismo Italiano “Paolo Murialdi. «Un punto di arrivo, perché ha portato a conclusione un progetto al quale abbiamo dedicato particolare attenzione e numerose energie. Ma anche un punto di partenza, che apre a nuove e più approfondite indagini sul giornalismo, in particolare quello italiano. La professione giornalistica cambia molto velocemente, grazie al moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione e i suoi cambiamenti influiscono sullo stato di salute della democrazia. Perciò è più che mai necessario conoscere tempestivamente come essa si articola e si muove. Di qui la necessità di una fotografia, resa possibile dalla collaborazione di tutti gli organismi della categoria che compongono la Fondazione Murialdi e cioè la Fnsi, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti, l’Inpgi, la Casagit, con Mutua e Fondazione, ma anche la stessa Inps».
L’analisi
«Il dato saliente che emerge nei primi capitoli della ricerca, dedicato all’accesso all’esame di Stato, conferma che la crisi delle testate tradizionali ha portato un progressivo calo del praticantato nei giornali, almeno quello inteso nella forma tradizionale», precisa Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti. «Nel periodo oggetto di analisi, solo 886 candidati hanno avuto accesso all’esame professionale dopo aver svolto il praticantato e aver ricevuto la dichiarazione del direttore. Sono invece 762 quelli che hanno presentato la dichiarazione sostitutiva di compiuta pratica. Quest’ultima viene rilasciata dal Consiglio regionale dopo aver accertato che il richiedente abbia di fatto prestato attività giornalistica retribuita per almeno diciotto mesi, anche se non attestata dal direttore di una testata. Questo dimostra che il canale di accesso tradizionale riguarda un candidato su quattro, un dato che illustra con grande chiarezza quanto sia cambiata la professione. Coloro che approdano all’esame con questi due canali di accesso all’esame (1.648 in tutto) hanno comunque alle spalle un percorso giornalistico strutturato e continuativo, centrato soprattutto sull’esperienza diretta dentro e fuori dalle redazioni. Lo stesso si può dire dei 1.437 candidati che, sempre nel periodo di riferimento, hanno fatto ricorso al ricongiungimento ottenendo il riconoscimento dell’attività svolta come pubblicisti ai fini di poter accedere all’esame. Il ricongiungimento è stata una misura emergenziale che ha esaurito il suo compito ma si era resa necessaria per riconoscere il “praticantato di fatto” di tante colleghe e colleghi iscritti nell’Elenco pubblicisti che hanno svolto un’attività prevalente e qualificante, sia pure in modo precario, di tipo giornalistico. Infine, ci sono i 998 candidati delle scuole di giornalismo che hanno seguito un percorso di alta formazione nei Master universitari riconosciuti dall’Ordine, all’interno dei quali si svolge la pratica giornalistica sperimentando tutti i canali disponibili per lo svolgimento della professione: giornale cartaceo e online, radio, tv, montaggi audio-video, social media e altro. Se mettiamo insieme chi ha presentato la dichiarazione del direttore e chi la dichiarazione sostitutiva, abbiamo complessivamente circa il 40% dei candidati che proviene da questi due canali; a questi, si aggiunge il 35% dei candidati che arriva dal ricongiungimento e il 25% dalle scuole. Pertanto, il 75% dei candidati giunge all’esame con un’esperienza, sia pure molto diversificata, sul campo».
Per scaricare il Pdf dell’eBook cliccare su https://series.francoangeli.it/index.php/oa/catalog/view/1548/1991/8504
