Ricci di mare, tempo scaduto. L’allarme è suonato da tempo, gli esemplari sono sempre più a rischio estinzione. E i dati emersi dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Oristano confermano: 70mila ricci di mare prelevati in quattro mesi nel Sinis principalmente a Turr’e Seu, zona B dell’Area marina protetta dove vige il divieto assoluto di pesca.

Una vera razzia ad opera di due pescatori che ora rischiano il processo per inquinamento ambientale legato alla pesca abusiva dei ricci. È la prima volta in Sardegna che viene contestato questo reato, non si tratta quindi di una semplice violazione di norme ma di una compromissione reiterata e misurabile dell’ecosistema.

L’indagine era partita due anni fa con un intervento dei barracelli che avevano sorpreso i due pescatori con i ricci appena prelevati nella zona protetta. Altri controlli e perquisizioni da parte del Corpo forestale fino a ricostruire tutte le fasi di una filiera abusiva. I ricci venivano lavorati in una sorta di laboratorio artigianale, la polpa veniva inserita nei vasetti che poi finivano nei ristoranti ma anche sulle tavole di qualche privato. Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Valerio Bagattini, hanno individuato anche gli acquirenti che si sono riforniti dai due pescatori senza assicurarsi della provenienza dei ricci. Al momento anche la loro posizione è al vaglio degli inquirenti.

Nel Sinis la presenza dei ricci di mare si è ridotta drasticamente  (foto archivio Unione Sarda)

L’inchiesta è andata avanti arrivando alla contestazione di inquinamento ambientale, forte di dati scientifici e oggettivi certificati dai consulenti del pubblico ministero Bagattini. Il pm da subito ha colto la gravità dell’azione e i possibili effetti sugli equilibri dell’ecosistema del Sinis. E così con la collaborazione dei biologi del Cnr di Torregrande si è arrivati a una conclusione clamorosa. Dai monitoraggi che i ricercatori effettuano da circa 20 anni nell'Area marina protetta della penisola del Sinis- Mal di Ventre è emerso che la popolazione dei ricci di mare è in forte in declino. Nel 2004 nella zona B la densità media era di 2,5 esemplari al metro quadro, nel 2024 si è passati a 0,24. Incrociando i dati scientifici con quelli dell’indagine investigativa si è notato che fra l’anno precedente e quello successivo all’azione dei due pescatori abusivi c’è stata una riduzione pari al 22,7 per cento della popolazione di ricci. Un valore vicinissimo a quello legato al prelievo illecito (circa il 19,7 per cento) da parte dei due indagati nella zona B dell’Area marina. Il riscontro numerico è stato un’ulteriore conferma all’ipotesi investigativa del pm Bagattini, rafforzata poi dall’analisi dei biologi secondo cui questo prelievo ha causato danni non soltanto alla specie dei ricci di mare ma anche alla biodiversità.

Ricci di mare nei fondali del Sinis  (foto archivio Unione Sarda)

Con la diminuzione degli esemplari c’è una proliferazione di alghe invasive, con conseguenze sulla catena alimentare perché i pesci che si nutrono di ricci non trovano più la loro fonte alimentare. Un effetto domino con danni gravi nel fondale marino. Inoltre l’attività dei due pescatori è stata sistematica e ripetuta nel tempo, il che ravvisa proprio il reato di inquinamento ambientale (articolo 452 bis). In un eventuale processo le istituzioni, dalla Regione all’Area marina, ma anche le associazioni ambientaliste potrebbero costituirsi parte civile.

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