Nel centenario della nascita il Comune di Palau pubblica il libro dal titolo “Punta Sardegna-Porto Rafael. Sognare è Vivere. Il sogno realizzato da Rafael Neville”. L’ha curato un suo amico, il Marchese Roberto Malaspina che oltre a raccontare la storia di Rafael, ne colloca la figura all’interno di un territorio e di una comunità. Per realizzalo il Comune ha coinvolto la popolazione, con testimonianze e materiale fotografico inedito, che hanno reso il volume un’opera corale. Editore Tipografia Sotgiu-Olbia, pp.151, edizione digitale gratuita Comune di Palau.

Rafael Neville Rubio Argüelles nasce a Malaga il 21 agosto 1926. È il V conte di Berlanga de Duero e cresce in una famiglia nobile, colta e benestante. La sua adolescenza coincide con gli anni tormentati della guerra civile spagnola. A diciassette anni lascia il Paese.

La prima destinazione è il Marocco. Da lì prosegue verso la Francia e l’Inghilterra. Viaggia, cambia città e ambiente, finché si stabilisce a Parigi.

Il padre vorrebbe farne un architetto e Rafael viene iscritto alla Sorbona. Ma la capitale francese gli offre presto un’altra strada. Grazie a Jean Cocteau, amico del padre, trova lavoro al Casino de Paris e rimane affascinato dal mondo dello spettacolo. Abbandona il percorso universitario e sceglie la danza, entrando alle Folies Bergère come uno dei boys de ligne nella compagnia di Josephine Baker.

È un passaggio decisivo nella sua formazione. Rafael vive dall’interno uno dei grandi ambienti dello spettacolo europeo, frequenta artisti e personaggi internazionali e sviluppa quella facilità nel creare relazioni che diventerà uno dei tratti riconoscibili della sua vita.

Intanto riemerge, in una forma diversa, l’interesse per l’architettura. Neville comincia a occuparsi di iniziative immobiliari. Il primo progetto viene realizzato a Torremolinos, sulla Costa del Sol, su un terreno della nonna. Grazie anche alle sue conoscenze, il luogo attira rapidamente personaggi del jet set internazionale. Segue un’altra iniziativa, più piccola, a Marbella.

Quando nel 1958 Rafael arriva per la prima volta in Sardegna, dunque, non è un uomo senza esperienza che decide improvvisamente di costruire. Ha già intuito che un luogo può acquistare valore non soltanto attraverso gli edifici, ma attraverso le persone che riesce ad attirare.

Ha trentadue anni e la Sardegna settentrionale che incontra è ancora lontana dal grande sviluppo turistico degli anni Sessanta. La Costa Smeralda non esiste e Karim Aga Khan deve ancora arrivare.

Neville percorre l’isola alla ricerca di una costa sulla quale realizzare un nuovo progetto. Sbarca inizialmente a Cagliari, raggiunge Alghero e Porto Torres, quindi torna in Francia. All’inizio del 1959 riparte da Genova, questa volta diretto a Olbia. Vede Tavolara dal mare, attraversa nuovamente il nord della Sardegna e continua la sua ricerca.

Un incontro ad Alghero gli indica infine la direzione decisiva. Conosce Carlo Pocobelli, geometra del Comune della Maddalena, che gli parla dell’arcipelago e lo invita a visitarlo.

Rafael raggiunge Palau e comincia a esplorare quelle coste.

Una sera nota da lontano un tratto quasi disabitato del litorale di Punta Sardegna. Il giorno seguente torna a cercarlo. È il luogo sul quale sorgerà Porto Rafael.

Da Giovanni Cudoni, proprietario di alcuni terreni, Neville decide di acquistare i primi tre ettari, versa un acconto e avvia le pratiche. Nel 1960 la compravendita viene perfezionata.

Il primo problema è trovare un posto nel quale vivere. Rafael trasforma una vecchia postazione militare costruita durante la guerra per ospitare una mitragliatrice a difesa della baia di Nelson. Diventa la Mitraglietta, la sua prima abitazione a Punta Sardegna.

Tra il 1960 e il 1961 segue le pratiche amministrative e divide il proprio tempo fra Punta Sardegna e la Maddalena. Qui, al night club La Cala, nella zona di Cala Gavetta, conosce l’attrice canadese Shirley Douglas, allora moglie di Donald Sutherland. Nasce un’amicizia e Douglas diventa anche la sua prima socia nelle operazioni immobiliari.

Rafael Neville Foto Angelo Mereu

Rafael comincia a invitare in Sardegna amici e conoscenti. Alcuni decidono di comprare casa. È un sistema semplice: costruire, vendere e reinvestire il ricavato nel progetto successivo. Per una delle prime abitazioni spende circa quattro milioni di lire e riesce poi a venderla per oltre otto milioni al pittore John Strich. Con quel denaro avvia la costruzione della Perla Blu, una delle case destinate a caratterizzare i primi anni di Porto Rafael.

Il progetto, però, deve ancora fare i conti con la realtà del terreno. Punta Sardegna non dispone delle infrastrutture necessarie per un vero cantiere. Non basta disegnare le case: bisogna aprire strade nella roccia e trovare il modo di far arrivare cemento, sabbia, ferro e mattoni.

È qui che entra nella storia Domenico Manna.

Nel 1963 Manna ha appena ventitré anni e lavora già come costruttore a Palau. Il primo impresario impegnato a Porto Rafael, Giovanni Quidacciolu, rinuncia all’incarico: costruire fra quelle rocce e trasportare i materiali è troppo complicato.

Neville cerca personalmente un sostituto.

La moglie di Domenico, Beatrice Ruggiu, ricorda di aver visto Rafael per la prima volta attraversare via Nazionale a Palau: alto, elegante, vestito di bianco, con un Panama a larga tesa. Qualche giorno dopo lo spagnolo si presenta direttamente a casa Manna e chiede di parlare con Domenico. Da quell’incontro nasce una collaborazione decisiva per il primo nucleo del borgo.

Sotto la direzione di Giacomino Pisciottu e del geometra Luciano Pirvani vengono aperte le prime strade della lottizzazione. Una vecchia pala meccanica FL4 affronta la roccia, mentre Manna si occupa della casa di Rafael sulla futura piazza e di altre abitazioni.

Finché i camion non riescono a raggiungere il cantiere, i materiali arrivano dal mare. Manna noleggia un barcone, il Canta Canta, che trasporta sabbia, cemento, mattoni e ferro e li scarica vicino alla spiaggia. Per superare i dislivelli viene costruita persino una teleferica a due carrelli; vengono utilizzati anche due muli.

La stessa piazzetta nasce da un intervento tutt’altro che semplice. L’area viene colmata con grandi pietre, creando il piano che ancora non esiste. Sopra quel riempimento viene eseguita una grande gettata di cemento. È la base sulla quale prenderà forma il centro di Porto Rafael.

Prima di diventare un salotto affacciato sul Mediterraneo, quella piazza è dunque un cantiere costruito pietra dopo pietra.

Nel 1965 Domenico Manna, in segno di stima, gratitudine e amicizia, costruirà una piccola chiesetta dedicata a Santa Rita, di cui Rafael era un grande devoto, e la regalerà al conte. E dal 20 agosto di quest’anno le ceneri di Rafael sono custodite al suo interno.

Negli anni successivi entrano nel progetto anche professionisti e architetti, fra i quali Michele Busiri Vici e Alberto Ponis. Nel 1965 la piazzetta assume ormai il ruolo di centro del borgo. Rafael vi stabilisce la propria casa e, con la sua consueta ironia, la chiama “Il Municipio”.

Intorno a lui Porto Rafael cresce.

Porto Rafael (Archivio U.S.)

E cresce contemporaneamente la Sardegna turistica. La Costa Smeralda sta prendendo forma e la Gallura comincia ad attirare una clientela internazionale. Ma Neville era arrivato prima e il piccolo borgo di Punta Sardegna sviluppa una propria identità, legata in gran parte alla personalità del fondatore.

Rafael conosce persone in tutta Europa e le invita a raggiungerlo. Alcune acquistano casa, altre tornano ogni estate. Porto Rafael diventa un punto d’incontro fra aristocratici, artisti, attori, musicisti, imprenditori e sportivi, ma anche fra questi nuovi frequentatori e gli abitanti del territorio.

Progressivamente il borgo acquista notorietà.

Nel corso degli anni vi passeranno esponenti delle famiglie reali europee, attori, musicisti, pittori, stilisti e sportivi. Le ricostruzioni storiche ricordano, tra gli altri, Juan Carlos di Borbone, Hailé Selassié, Orson Welles, Brigitte Bardot, Monica Vitti, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Renato Guttuso, Giorgio Armani, Fabrizio De André, Lucio Battisti, George Harrison, Ringo Starr, Niki Lauda e Gigi Riva.

A raccontare quella stagione non sono soltanto i ricordi. Una parte importante della memoria di Porto Rafael passa attraverso le fotografie di Angelo Mereu.

Mereu conosce Rafael nell’agosto del 1970, quando il fratello apre un negozio nella piazzetta. Da quel momento comincia a fotografare con continuità la vita del borgo. Davanti al suo obiettivo passano feste, serate, spettacoli e personaggi, trasformando negli anni il suo archivio in una sorta di cronaca per immagini di Porto Rafael.

Fotografa le feste di compleanno di Neville e le serate nelle quali Rafael canta o organizza piccoli spettacoli accanto al Gatto e la Volpe. Ricorda fra i frequentatori più assidui anche Giorgio Armani, presente dalla fine degli anni Settanta e solito fermarsi in rada con lo yacht per poi raggiungere la piazzetta.

Ma sono soprattutto alcuni episodi minori a restituire il carattere del luogo e del suo fondatore.

Nel 1982 Mereu vede due suore recarsi al Gatto e la Volpe. Poco dopo arriva Rafael, si siede accanto a loro e offre un gelato. Rimangono a parlare a lungo. Mereu prende la macchina fotografica e scatta alcune immagini.

Rafael Neville Foto Angelo Mereu

Quando le religiose se ne vanno, il fotografo domanda a Neville chi fossero. Rafael gli spiega che, poiché la piazzetta era piena di problemi e di peccati, aveva chiesto alle due suore di benedirla in nome di Santa Rita.

Un episodio piccolo, quasi una scena teatrale, che Mereu consegna alla memoria del borgo con le sue fotografie.

Quattro anni più tardi è Rafael stesso a cercare il fotografo. Nell’agosto del 1986 lo chiama dal balcone e gli annuncia che il 24 arriverà Alberto di Monaco, che lui chiama familiarmente “Albertino”, insieme alla sorella e ad alcuni amici. Gli chiede di portare la macchina fotografica.

Neville organizza una festa privata tra il Gatto e la Volpe e il piccolo spazio sotto le scale della propria casa. Mereu realizza il servizio richiesto.

Quando gli consegna le fotografie, Rafael è così soddisfatto da ricambiare con un regalo particolare: alcune immagini d’epoca, in bianco e nero, risalenti al 1959, quando sulla spiaggia esisteva ancora il vecchio capannino e Porto Rafael doveva ancora nascere.

La spiaggia di Porto Rafael nel 1959

Il passaggio di quelle fotografie da una mano all’altra finisce per raccontare due epoche dello stesso luogo: Rafael consegna a Mereu le immagini delle origini; Mereu sta costruendo, fotografia dopo fotografia, la memoria della Porto Rafael diventata adulta.

Il momento nel quale il carattere di Rafael emerge più chiaramente è il 21 agosto, giorno del suo compleanno.

Quella che nasce come una celebrazione personale si trasforma negli anni in una grande festa collettiva. La piazza diventa una discoteca all’aperto. Rafael è in mezzo alla folla, canta e balla. Si distribuiscono sangria, vino bianco, pennette al sugo e anguria, accompagnati dalla musica dal vivo.

Soprattutto, non c’è una vera lista degli invitati.

L’accesso è libero a chi si trovi sul posto. Rafael non opera distinzioni sociali o personali: personaggi celebri, amici, abitanti di Palau e sconosciuti partecipano alla stessa festa.

La celebrazione arriva fino al mare. Le barche dei pescatori raggiungono la baia e rimangono alla fonda, illuminate per l’occasione; gli uomini sollevano i remi in segno di saluto. La prima edizione prosegue fino all’alba.

Durante una delle feste accade un episodio destinato a rimanere nella memoria di Porto Rafael.

Una nave da guerra della Marina si avvicina alla baia e getta l’ancora. Vengono calate due scialuppe con a bordo i musicisti della banda militare. Gli uomini raggiungono la riva, salgono verso la piazza e cominciano a suonare. Fra i brani eseguono anche Saint Louis Blues. Rafael accoglie la sorpresa con entusiasmo e ringrazia l’ammiraglio.

21 agosto la festa del compleanno di Rafael

In altre serate sono gli stessi artist,i presenti fra gli ospiti, a improvvisare uno spettacolo. Nel teatro naturale di Porto Rafael si esibiscono personalità come Luigi Tenco, Ornella Vanoni, Nino Manfredi, Bruno Martino e Peppino di Capri.

Il mondo dello spettacolo che Rafael aveva conosciuto da ragazzo a Parigi sembra così riaffacciarsi, molti anni dopo, nella piazza che ha contribuito a costruire in Sardegna.

Intanto il borgo cambia. Gli anni pionieristici dei materiali scaricati dal Canta Canta lasciano il posto a una località ormai abitata e conosciuta. Crescono le case, arrivano nuove famiglie, la nautica e le regate diventano parte della vita estiva.

Passano gli anni Settanta e poi gli Ottanta. Il rapporto con Palau diventa sempre più stretto, fino a ricevere un riconoscimento ufficiale. Il 18 settembre 1988 il Comune gli conferisce la cittadinanza onoraria, riconoscendo il contributo dato alla notorietà e allo sviluppo turistico del territorio.

Neville non smette però di interessarsi a nuovi progetti. La sua esperienza arriva anche alle Canarie, dove partecipa alla realizzazione di Puerto de Mogán, sull’isola di Gran Canaria. Anche lì una piazza richiama quella che aveva creato anni prima a Punta Sardegna.

Ma è in Sardegna che continua a tornare.

Negli anni Novanta una grave malattia compromette la sua salute. Il 2 dicembre 1996 Rafael Neville muore nell’ospedale di Oristano, a settant’anni.

La salma viene riportata a Palau.

Rafael viene sepolto nel cimitero del paese che otto anni prima lo aveva accolto ufficialmente fra i propri cittadini. Le sue ceneri sono oggi custodite nella chiesetta di Santa Rita.

La copertina del libro su Rafael Neville
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