Piantagioni di marijuana in Sardegna: boom di sequestri e l’ombra della mafia
In un anno scoperte trenta coltivazioni: sempre più utilizzate vecchie serre abbandonatePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Le ultime due operazioni dei carabinieri, con il sequestro complessivo di circa 40mila piante di marijuana, confermano il dato: la Sardegna è terra fertile per la coltivazione e per la successiva vendita della sostanza stupefacente. Un’Isola utilizzata e sfruttata dalle organizzazioni criminali per portare avanti il business della marijuana.
Soltanto nel 2025, come recentemente evidenziato dal generale Francesco Rizzo, comandante della legione carabinieri Sardegna, sono state sequestrate 30 piantagioni di marijuana, togliendo dal mercato quasi 100mila piante. Numeri che confermano quanto dichiarato due anni fa dal procuratore generale della Repubblica nella Corte d'Appello di Cagliari, Luigi Patronaggio: «La Sardegna è ai primi posti in Italia nella produzione di marijuana e riteniamo che questa sostanza venga utilizzata per far arrivare in Sardegna eroina, cocaina e droghe sintetiche. La criminalità organizzata, attratta da questo mercato, potrebbe fare degli investimenti di riciclaggio». Tra gli aspetti emersi nei blitz delle forze dell’ordine quello dell’utilizzo di serre proprio per la coltivazione delle piante di marijuana.
Anche le ultime due operazioni dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Cagliari, e della compagnia di Dolianova e di Iglesias, hanno confermato la grande attenzione dei gruppi criminali – spesso locali ma ben organizzati – per questo settore. Prima l’operazione a Dolianova: appostamenti e raccolta di informazioni fino all’incursione in quattro serre usate per coltivare oltre novemila piante di canapa indiana, tutte sequestrate. Due le persone arrestate: un 50enne di Dolianova, e un 58enne di Pimentel. Poi, a distanza di una settimana, l’attività d’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale di Cagliari, quelli del nucleo operativo di Iglesias e della stazione di Uta, la scoperta di un’altra piantagione, in località “Su Coddau” nelle campagne di Uta con oltre trentamila piante coltivate in sei grandi capannone. In manette un agricoltore 60enne, originario di Desulo.
Su questi due episodi, ma anche su altri, sono ancora al lavoro i carabinieri in stretto contatto con la Procura di Cagliari. Perché c’è il sospetto che dietro queste attività, sparse in diversi Comuni sardi, ci possa essere uno stesso gruppo criminale capace di coordinare la coltivazione delle piante di marijuana e il successivo smercio della sostanza stupefacente. Troppe le analogie, soprattutto nelle ultime due operazioni, per parlare di un caso. Una delle piste seguite è quella di un possibile collegamento tra le piantagioni scoperte a Dolianova e a Uta. I sistemi utilizzati e l’organizzazione lavorativa avrebbero molte similitudini.
E sempre durante la recente festa per la fondazione dell’Arma, i carabinieri del comando provinciale di Nuoro hanno ribadito il concetto: il Nuorese è sempre più terra di marijuana e droga. Tra i dati più significativi quelli legati agli stupefacenti, con 34 arresti per traffico di droga e 19 per coltivazione illecita di cannabis, sequestrati 47 chili di cocaina, 19 di eroina, oltre 40 mila piante di marijuana. Inoltre la marijuana circola, con sempre maggior insistenza, anche nelle zone della movida cagliaritana anche tra i ragazzini. Una conferma si è avuta con il recente sequestro di marijuana in un appartamento del centro città, usato come deposito per la droga destinata alla vendita tra i locali notturni.
E proprio la marijuana è una delle parole accostate a un possibile rischio di infiltrazioni mafiose nella Sardegna. Era il 2023 quando nel dossier della Dia si leggeva che «anche in considerazione della posizione geografica, l’Isola risulta caratterizzata da un progressivo incremento del traffico di stupefacenti. Si osserva, oltre alla produzione di marijuana, una maggiore importazione di altre tipologie di stupefacenti dalla Penisola e dall’estero». I sequestri di piantagioni, negli anni successivi, sono proseguiti, aumentando. Così come cresce il timore che l’ombra della criminalità organizzata possa conquistare sempre più aree della Sardegna.
