Una vera istituzione cittadina. Un pilastro della vita sociale che raggiunge un traguardo importante: la Società operaia di mutuo soccorso compie 160 anni. «E lo spirito è quello di sempre, della solidarietà» assicura il presidente Gianluca Mannai. Una storia ricca che non si ferma e guarda al futuro con i suoi 700 soci.

Nella sede di via Solferino sono custoditi verbali, libri, giornali a testimoniare oltre un secolo e mezzo di storia.

La storia

Era il gennaio 1866 quando il conte avvocato Pietro Nieddu di Santa Margherita stilò il manifesto di costituzione della Soms. «Vi aderirono quasi ottanta tra artigiani e operai – spiega il vicepresidente Oscar Migliorini – Il motto “Unione, Fratellanza e Perfezionamento” indicava i pilastri della Società ovvero sostenersi nella malattia e nel bisogno, ma anche crescere insieme attraverso l’istruzione». Come ricorda lo studioso Maurizio Casu quando per legge vennero soppressi i Gremi e le corporazioni «gli artigiani confluirono nella Società operaia di mutuo soccorso dando vita a un percorso che continua ancora oggi». Spulciando negli archivi custoditi gelosamente al primo piano della sede si ritrova la voce della città, delle botteghe e dei mestieri ma anche i sacrifici quotidiani per aiutare i soci in difficoltà e per altre iniziative. Fondamentale era l’istruzione. «Si era già proiettati al futuro, i presidenti di quel tempo spingevano i figli degli artigiani a studiare per crescere» ricorda Mannai. Un aspetto ritrovato dall’archivista Ilaria Urgu anche nelle carte dell’archivio storico comunale. «Dalla scuola serale del 1875 alla biblioteca progettata nel 1947 fino ai vari sussidi, emerge che il mutuo soccorso non è solo assistenza ma anche istruzione e cultura».

La foto storica (foto concessa)

Una storia immortalata anche nelle immagini come spiega il fotografo oristanese Stefano Orrù. «Tutto è iniziato da una fotografia di gruppo, realizzata da Achille Parnicich, uno dei più importanti fotografi oristanesi tra fine Ottocento e Novecento – spiega – Un’immagine già conosciuta, ma che nascondeva ancora una storia da ricostruire grazie a una data scritta a penna: il 16 aprile 1906». Da questa data è iniziata la ricerca negli archivi della Società operaia, dove Orrù ha ritrovato documenti che hanno permesso di ricostruire la storia di quello scatto. «Il verbale del Consiglio del 29 marzo 1906 racconta l’organizzazione di una gita sociale prevista per il 16 aprile – spiega Stefano Orrù - Il gruppo era stato convocato di buon mattino, alle 6.30, davanti alla sede per effettuare la foto». Negli archivi sono state ritrovate anche lettere successive, datate 18 aprile 1906, con i ringraziamenti al sindaco di San Vero Milis per l’accoglienza riservata agli operai oristanesi durante quella giornata.

Ruolo politico

«Nelle cronache della Gazzetta di Oristano nel 1874 si parlava della Soms – fa notare lo studioso Gigi Piredda – i soci partecipavano come istituzione ai grandi eventi dell’epoca dall’inaugurazione della ferrovia all’apertura del teatro San Martino». In epoca fascista i presidenti riuscirono a mantenere la propria autonomia mentre da altre parti le Società furono sciolte o assorbite dalle organizzazioni del regime. Nel dopoguerra il salone di via Solferino è diventato uno spazio per balli e veglioni, ha ospitato in diverse occasioni la vestizione del Componidori a conferma del legame con la città. «Il capocorsa ancora oggi si ferma a benedire la sede» sottolinea Maurizio Casu.

Il direttivo della Soms con il socio più anziano (foto archivio Unione Sarda)

La missione non si ferma ed è più attuale che mai. «Se uno dei soci ha qualche problema scatta subito la solidarietà, ci adoperiamo per aiutarci fra noi come è capitato anche recentemente – sottolinea il presidente Mannai – Questo è lo spirito della Soms». La Società resta un centro di aggregazione con una sala tv, un bocciodromo e una squadra di bocce con 60 atleti arrivata in serie A2 nazionale. «Abbiamo anche le squadre femminile, disabili e juniores, una sala biliardo e un gruppo di 50 agonisti – aggiunge – Non mancano le mostre fotografiche, anche internazionali e il jazz. Cercheremo di organizzare altri eventi culturali per continuare questa fantastica storia».

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