Nell’Ottocento un marinaio minorchino nobilitò l’aragosta di Alghero in Europa
Una strada ricorda Gabriel Arquimbau: riscrisse le regole per la pesca (redditizia) della regina del marePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La migliore aragosta è quella di Alghero? Dall’Ottocento l’eco culinaria rimbalza da una tavola all’altra dell’Europa. Un miracolo commerciale duraturo modellato da Gabriel Arquimbau, minorchino di nascita e algherese per lavoro e passione, in un secolo fatalmente sprovvisto di influencer e social media. Fu lui a organizzare i pescatori della costa sarda nord occidentale, curò la vendita dei crostacei in molti Paesi, in primis Francia e Spagna. Alghero gli ha intitolato una strada, pochino per un imprenditore che ha cambiato la storia della pesca.
Vita da romanzo
Ce n’è traccia negli scritti di Carlo Catardi e Rafael Caria, un susseguirsi di episodi e dettagli privati raccolti in un articolo di Roberto Barbieri per il sito storiedialghero.it e rilanciato da isoladiminorca.com. Gabriel Arquimbau era di Ciutadella, amava il mare e le donne, quest’ultima passione gli procurò qualche problema. Arrivò a fine Ottocento in quella che sarebbe stata battezzata Riviera del corallo: «Giunge per caso ad Alghero, e si rende subito conto che qui c’è una ricchezza per nulla sfruttata: l’aragosta. Con mentalità da imprenditore e aiutato dalle conoscenze nautiche, ma anche dal saper parlare tutte le lingue del Mediterraneo occidentale, Gabriel riesce a fare qualcosa di incredibile. Convince i pescatori locali, per definizione solitari e individualisti, a collaborare tra loro e addirittura ad allontanarsi dalle loro case di Alghero per l’intera stagione di pesca». È una “semina” professionale che darà frutti in mezza Sardegna e oltre, sino alla Tunisia: «A gruppi andranno a vivere a Porto Ferro (Mont Girat), all’Argentiera, a Capo Frasca, nel Sinis (Pelós), a Mal di Ventre e anche più lontano (La Galite in Tunisia) per pescare l’aragosta con le nasse di giunco e olivo silvestre. Ogni giorno, dopo la pesca, i crostacei venivano messi in appositi grandi vivai di giunco (marruffus) e adagiati su fondi sabbiosi per proteggerli dai polpi. In giorni convenuti arrivava Gabriel al comando della sua mitica goletta El Balear e ritirava il pescato». Nell’imbarcazione ricavò un vivaio di bordo: «A carico ultimato il veliero partiva per vendere le aragoste nei mercati di Barcellona e Marsiglia, ovviamente a caro prezzo. In quest’ultima città viveva la moglie di Gabriel, Maddalena Benvenuto, di origine genovese, che gestiva un ristorante il cui piatto forte era proprio l’aragosta algherese. A fine stagione Gabriel radunava in piazza del Pou Vell tutti i pescatori e li pagava fino all’ultima lira». L’Espanyol – così lo ribattezzarono gli algheresi - diventò leggenda: un po’ marinaio, un po’ avventuriero, commerciante a tutto tondo: d’estate trasportava e vendeva aragoste, d’inverno ripiegava sulle arance andaluse. «La flotta aumentò, al mitico El Balear si affiancarono il Sofia, il Polonia e il Progresso, tutti affidati a valenti capitani algheresi».
Le barche
Ma Gabriel si spinse oltre. Portò con sé in Sardegna due barche a vela latina, llaut minorchini, «migliori dei tradizionali gozzi costruiti nei cantieri navali algheresi. Pù chigliati, più alti e con la prua più slanciata; in altre parole più veloci e sicuri, perfetti per la pesca dell’aragosta anche in acque turbolente. I maestri d’ascia locali (di origine napoletana) copiarono le nuove imbarcazioni e le misero in produzione: diventeranno le nuove barche da pesca ad Alghero, Bosa e Porto Torres. In onore di Gabriel l’Espanyol verranno chiamate espanyoletas».
L’addio
Morì nel maggio del 1938. Il funerale fu celebrato nella chiesa dei pescatori (il Rosario), «per poi lasciarlo tornare a Marsiglia su El Balear». Si chiude una pagina gloriosa: «I tempi cambiano in fretta, e appena due mesi prima (marzo 1938) l’Italia aveva bombardato Barcellona, creando le premesse per l’ultimo conflitto mondiale, ma l’aragosta di Alghero, grazie a Gabriel, non verrà dimenticata, e ancora oggi è apprezzata nei migliori ristoranti di Francia e di Spagna».
