La strada era segnata. Essere «un museo di comunità», uno spazio espositivo capace di andare oltre le sale per aprirsi alle persone e creare legami con i territori. Per il museo Diocesano arborense è stata quasi una vocazione e dal 2016 è diventato un punto di riferimento nel panorama culturale e sociale oristanese e sardo. Sono stati dieci anni intensi e ricchi di attività come emerge dal catalogo “Radici, foglie e fiori arborensi”, curato dalla direttrice Silvia Oppo proprio per celebrare il traguardo del primo decennale.

La struttura è nata grazie all’intuizione dell’allora arcivescovo di Oristano Ignazio Sanna. Nel 2020 la Curia partecipò a un bando regionale per realizzare restauri importanti nella Diocesi e da lì tutto ha avuto inizio. «Si decise di restaurare il teatrino San Pio X, alcuni appartamenti del Clero inutilizzati e diverse aree dismesse del Seminario – spiega la direttrice Silvia Oppo – ovvero tutti quegli spazi che attualmente ospitano il museo». Poi via alla fase dell’allestimento e «per volontà di monsignor Sanna si è deciso di creare una sala espositiva permanente- aggiunge – Era stato sempre l’arcivescovo emerito Sanna a volere che fossero ospitati nella sala il Dossale della Madonna con Bambino e Santi del XIII secolo, il più antico fondo oro giunto in Sardegna». Nella espositiva permanente sono ospitate anche tante altre opere fra cui i plutei marmorei medievali della Cattedrale, i codici miniati, gli arredi liturgici e le collezioni archeologica e numismatica.

Silvia Oppo, direttrice del museo diocesano (foto archivio L'Unione Sarda)

Poi si è cercato di accelerare per aprire i battenti della struttura. «Una prima apertura c’era stata nel 2015 in occasione della festa del patroni di Oristano, Sant’Archelao – ricorda - poi in collaborazione con la Soprintendenza venne completato l’allestimento della sala e a maggio 2016 ci fu l’inaugurazione». Da subito, la direttrice (nominata con decreto del vescovo) ha affiliato il museo al Mei (associazione Musei ecclesiastici italiani) e nel 2023 ha fatto fare un ulteriore e importante salto al “Diocesano arborense”. «Siamo riusciti a entrare nella rete museale regionale e nel sistema nazionale» aggiunge Silvia Oppo. Un’opportunità di grande rilievo perché consente al Museo di poter contare su qualche risorsa in più in arrivo dalla Regione e avere quindi maggiori disponibilità e occasioni di crescita (finora si reggeva soltanto grazie a un piccolo contributo della Cei e a un altro della Curia). Nonostante le risorse esigue, finora complessivamente poco più di ventimila euro, il museo è comunque riuscito e continua a organizzare tantissime iniziative con uno sguardo sempre attento verso il territorio. «Il nostro obiettivo è sempre stato quello di valorizzare la storia, il patrimonio, il nostro passato e comunicarli – spiega la direttrice – ma vogliamo ascoltare anche il presente, lavoriamo molto sulla contemporaneità collaborando con associazioni, enti e scuole». Ecco che torna quella missione di museo al servizio della comunità. «In questi dieci anni abbiamo costruito un dialogo costante con il territorio, abbiamo collaborato con l’Accademia Belle arti di Sassari e con il Centro antiviolenza». Un confronto e un’apertura costanti in uno spazio di condivisione perché «come disse papa Francesco nell’incontro con i direttori museali nel 2019 la bellezza va condivisa» ricorda la direttrice Oppo. Con grande entusiasmo sono stati celebrati i primi dieci anni di attività, con l’impegno rinnovato di proseguire quella vocazione intrinseca all’idea stessa di museo diocesano.

Visitatori al Museo (foto archivio L'Unione Sarda)

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