I dati dell’Istat sono inquietanti: in Italia i matrimoni – civili e religiosi – sono in calo. Nel 2024 ne sono stati celebrati 173.272, il 5,9% in meno rispetto al 2023. Cagliari riflette l’andamento nazionale. Nel 2024 sono stati celebrati 428 matrimoni (302 civili e 126 religiosi), mentre nel 2023 erano stati 471 (315 civili, 156 religiosi).

I dati nazionali provvisori dei primi nove mesi del 2025 mettono in luce un’ulteriore diminuzione (-5,9%), a conferma di un ridimensionamento della nuzialità che non ha conosciuto soste negli ultimi quarant’anni, al netto degli anni in cui il numero di matrimoni ha mostrato un andamento in controtendenza per cause di natura congiunturale. Nel 2020 si è assistito a un dimezzamento del numero dei matrimoni per effetto della pandemia da Covid-19 (e delle sue misure di contenimento) che ha visto molte coppie posticipare le nozze, in parte celebrate nel successivo biennio 2021-2022.

Nel capoluogo della Sardegna è stato registrato il minimo storico con 294 matrimoni (218 civili, 76 religiosi).

Nel 2024 – sempre secondo l’Istat - il 61,3% dei matrimoni è stato celebrato con rito civile, in continuità con il valore dell’anno precedente (58,9%) e in linea con l’aumento tendenziale osservato nel periodo pre-pandemico (52,6% nel 2019). La quota particolarmente elevata di matrimoni civili osservata nel 2020 (71,1%) ha costituito un’eccezione, determinata dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria che hanno colpito soprattutto le celebrazioni con rito religioso.

Il rito civile è più diffuso nelle seconde nozze (95,1%), essendo spesso una scelta obbligata, e nei matrimoni con almeno uno sposo straniero (91,8% contro il 55,1% nei matrimoni di sposi entrambi italiani).

La scelta del rito civile va però diffondendosi sempre più anche tra i primi matrimoni (50,2% nel 2024)

La scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni (74,8%) si conferma elevata (74,3% nel 2023) e in crescita rispetto al passato (40,9% nel 1995 e 62,7% nel 2008).

Secondo l’indagine Aspetti della vita quotidiana (2024) la quota di giovani che resta nella famiglia di origine fino alla soglia dei 35 anni è pari al 63,3% (nel 2012 era il 61,2%). Questa protratta permanenza comporta un effetto sul rinvio delle prime nozze che si amplifica in periodi di congiuntura economica sfavorevole, spingendo i giovani a ritardare ulteriormente le tappe dei percorsi verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia. Sul rinvio del primo matrimonio, inoltre, incide anche la diffusione delle convivenze prematrimoniali.

La tendenza al rinvio porta l’età media alle prime nozze a 34,8 anni per gli uomini (+0,1 decimi di anno sul 2023) e a 32,8 anni per le donne (+0,1). Nel 2011 erano rispettivamente 32,6 e 30,1 anni, nel 2015 33,3 e 30,9 anni, nel 2019 33,9 e 31,7 anni.

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