Mafia nigeriana: chi sono i gruppi criminali e come operano tra Nigeria e Italia

Quando si parla di mafia, l’immaginario collettivo corre subito a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra. Ma negli ultimi anni un’altra forma di criminalità organizzata ha attirato sempre più l’attenzione di magistratura e forze dell’ordine: la mafia nigeriana, un sistema criminale transnazionale attivo tra Africa, Europa e America. Si tratta di un fenomeno diverso dalle mafie tradizionali italiane, caratterizzato da strutture più fluide, una forte dimensione rituale e una notevole capacità di adattamento ai contesti locali.

Le origini in Nigeria: le “cults” universitarie

Il cuore della criminalità organizzata nigeriana affonda le sue radici nelle cosiddette “cults”, confraternite segrete nate nelle università nigeriane tra gli anni ’50 e ’60. In origine gruppi studenteschi, nel tempo si sono trasformati in vere e proprie organizzazioni criminali, oggi ramificate a livello internazionale. Tra le più note c’è la Black Axe, conosciuta anche come Neo Black Movement of Africa, considerata una delle più pericolose. È attiva nel traffico di droga, nella tratta di esseri umani, nel riciclaggio di denaro e nelle frodi informatiche. Accanto a essa operano altre confraternite come la Supreme Eiye Confraternity, i Vikings e i Buccaneers, i MEND spesso protagonisti di scontri violenti per il controllo del territorio, in particolare nel Delta del Niger. In Nigeria questi gruppi sono coinvolti anche in sequestri di persona, contrabbando di petrolio e nelle cosiddette “Yahoo frauds”, sofisticate truffe online che hanno reso il Paese uno dei principali hub mondiali delle frodi digitali.

L’espansione in Europa e l’arrivo in Italia

A partire dalla fine degli anno 90’, la criminalità nigeriana ha seguito le rotte migratorie verso l’Europa, trovando in Italia un terreno favorevole per espandere i propri affari illeciti. Le principali aree di insediamento sono il Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto) e il Centro-Sud (Lazio, Campania). Qui i gruppi mantengono contatti diretti con la madrepatria, ma operano con una significativa autonomia locale, adattandosi alle dinamiche criminali del territorio.

Prostitute a Cagliari

Le attività criminali sul territorio italiano

Le indagini giudiziarie hanno individuato alcune attività prevaleti:

Tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione: giovani donne nigeriane vengono reclutate con false promesse di lavoro e, una volta arrivate in Italia, costrette a prostituirsi per ripagare debiti enormi. Il controllo avviene anche attraverso rituali tradizionali juju e una forte coercizione psicologica.

Traffico di droga: soprattutto eroina e cocaina, con gestione di piazze di spaccio e distribuzione al dettaglio.

Riciclaggio di denaro: i proventi illeciti vengono reinvestiti o trasferiti all’estero tramite sistemi informali alternativi ai canali bancari.

Estorsioni e violenza interna: punizioni, intimidazioni e uso sistematico della forza per mantenere disciplina e controllo sugli affiliati.

Collocazione di persone al di fuori di attività commerciali per accatonaggio o vendita di mercanzie.

Mafia a tutti gli effetti

Negli ultimi anni le autorità italiane hanno riconosciuto che alcune di queste organizzazioni presentano strutture, metodi e capacità intimidatorie tipiche delle mafie tradizionali. Per questo motivo, in diverse inchieste è stato contestato il reato di associazione di tipo mafioso, previsto dall’articolo 416-bis del codice penale. Un passaggio giuridico significativo, che conferma come la mafia nigeriana non sia più un fenomeno marginale, ma una realtà criminale strutturata e radicata, capace di operare stabilmente anche in Italia.

Mafia nigeriana in Sardegna: dalle prime inchieste alle maxi-operazioni antimafia

Per lungo tempo la Sardegna è stata considerata un territorio marginale rispetto ai grandi fenomeni mafiosi italiani. Negli ultimi vent’anni, però, diverse inchieste giudiziarie hanno acceso i riflettori su una presenza crescente della criminalità nigeriana sull’isola, capace di sviluppare attività strutturate, transnazionali e con un impatto diretto sul tessuto sociale locale.

L’operazione “Osusu” del 2007

Il primo caso di rilievo risale all’estate del 2007, con l’operazione “Osusu” condotta dalla Squadra Mobile di Sassari. L’inchiesta portò all’arresto di 22 persone, tra cittadini nigeriani e italiani, accusate di far parte di un’organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione. Secondo le indagini, giovani donne provenienti dalla Nigeria venivano reclutate e “acquistate” per cifre comprese tra 10 e 15 mila euro, per poi essere costrette a prostituirsi in strada. Il controllo sulle vittime era esercitato attraverso debiti imposti, minacce e forti pressioni psicologiche.

Droga e armi: le indagini degli anni successivi

Negli anni successivi, nuove operazioni hanno confermato la continuità della presenza criminale nigeriana in Sardegna. Nel 2018 viene smantellata una cellula che reclutava corrieri nei centri di accoglienza e aveva la base in un capannone di Selargius. Nel 2019, un intervento congiunto delle forze dell’ordine a Cagliari e Quartu Sant’Elena ha portato all’arresto di diversi soggetti per detenzione e spaccio di eroina, oltre al possesso di armi da guerra e munizioni. Durante le perquisizioni venne scoperto un vero e proprio arsenale nascosto in un’abitazione privata, elemento che evidenziò un livello di pericolosità superiore rispetto al semplice spaccio al dettaglio.

L’inchiesta della Dda di Cagliari e i 30 fermi a Sassari

Un punto di svolta è rappresentato dall’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, culminata nel maggio 2025 con una maxi-operazione a Sassari. In quell’occasione sono stati eseguiti 30 fermi nei confronti di persone di origine nigeriana, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di droga, riciclaggio, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Secondo gli investigatori, il gruppo – ritenuto riconducibile al culto dei Vikings – avrebbe gestito numerose piazze di spaccio nel centro storico, accumulando ingenti capitali e imponendo il proprio controllo anche su attività commerciali, attraverso intimidazioni ai residenti.

La maxi-operazione della Guardia di Finanza

Pochi mesi dopo, in parallelo a questa indagine, la Guardia di Finanza ha eseguito un’altra vasta operazione su tutto il territorio regionale. Gli interventi hanno interessato diverse località, tra cui Cagliari, Olbia, Decimomannu, Iglesias e Quartu Sant’Elena, portando all’arresto di circa dieci persone. L’inchiesta ha fatto emergere un’organizzazione nigeriana specializzata in riciclaggio di denaro, immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, strutturata come una rete con ramificazioni in altre regioni italiane e in diversi Paesi europei.

Una presenza criminale strutturata ma in evoluzione

Nel loro insieme, questi episodi dimostrano come la mafia nigeriana, pur non essendo radicata in Sardegna con la stessa intensità delle mafie autoctone, rappresenti oggi una realtà criminale concreta e articolata. Le inchieste e le conferme giudiziarie sottolineano l’importanza di un monitoraggio costante e di una cooperazione investigativa nazionale e internazionale, indispensabili per contrastare un fenomeno in continua evoluzione e capace di adattarsi rapidamente ai territori in cui opera.

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