È una maggioranza relativa, ma negli anni si è comunque irrobustita. Il 22,1per cento delle famiglie italiane hanno un cane (o più d’uno) e restano più numerose di quelle che hanno uno o più gatti, che rappresentano il 17,4 per cento. Sono dati del 2024 e indicano una crescita degli animali domestici: nell’ultima rilevazione le famiglie che hanno almeno un animale da compagnia sono dieci milioni e rappresentano il 37,7 per cento del totale. Nel 2015 erano il 36,2%.

Però sappiamo benissimo che la presenza di un cane in casa non è necessariamente alternativa a quella di un gatto. E quindi, in una sorta di compromesso storico a quattro zampe, tra i dieci milioni di famiglie italiane che hanno uno o più animali domestici, la larga maggioranza ha un cane o un gatto oppure un cane e un gatto (o più esemplari di ciascuna specie). Per gli altri, restano briciole statistiche o poco più. Rappresentano il 3,2 per cento le famiglie che hanno uno o più pesci, ad esempio, e poi c’è un 6 per cento complessivo che rappresenta una specie di gruppo misto del mondo animale (ad esempio comprende quell’1,5% di famiglie proprietarie di uccelli e l’1,3 per cento che preferisce le tartarughe).

Un altro dato potrà interessare i tanti genitori che hanno accolto in casa un animale soprattutto per accontentare un figlio o una figlia, a suo tempo solennemente determinati a “pensare a tutto loro” salvo poi disinteressarsi delle quotidiana incombenze zoofile. Secondo la rilevazione Istat nel 2024 c’è un buon 38,1% delle persone di 11 anni o più anni che si prende effettivamente cura degli animali domestici ( il 23,8% con assiduità, cioè una o più volte alla settimana, e il 14,3% più raramente).

Ma insieme al numero di animali domestici - e al loro ruolo nella vita familiare - cresce il costo del loro mantenimento. Sulla base dei dati Istat, Assoutenti calcola che il costo medio che una famiglia sopporta per gli animali domestici è salito del +22,2% tra il 2019 e oggi. In particolare i prodotti alimentari per cani e gatti rispetto al 2019 registrano un rincaro medio del 23 per cento e le spese veterinarie sono saliti del 13,4%. Tra le spese per l’alimentazione e quelle veterinarie si arriva mediamente a mille euro annui ad animale (ma interventi e visite specialistiche possono far lievitare di molto il budget, dato che un giorno di degenza in una clinica veterinaria può arrivare a costare 300 euro ad animale e le operazioni, scrive l’Ansa citando Assoutenti, a seconda della complessità possono costare anche più di duemila euro).

E dall’associazione di consumatori, per bocca del presidente Gabriele Melluso, arriva un appello contro il caroprezzi dei farmaci per animali: «Chiediamo che venga garantita una corsia preferenziale ai progetti di legge che consentano, sotto controllo medico, l'utilizzo di farmaci ad uso umano anche in ambito veterinario. È inaccettabile che medicinali con principi attivi equivalenti costino fino a dieci o venti volte di più solo perché destinati agli animali, soprattutto quando si tratta di antibiotici e antidolorifici indispensabili. Ridurre questi costi significa tutelare i consumatori e garantire cure accessibili agli animali».

© Riproduzione riservata