L’acqua della laguna è troppo calda, i pescatori costretti a bloccare la raccolta di cozze
Rizzardini: «Il termometro sfiora i 30°, una temperatura che i molluschi non riescono a sopportare»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La temperatura dell’acqua troppo alta costringe i pescatori di Santa Gilla a tirare i remi in barca. Il termometro in laguna sfiora i 30°, un valore che le cozze nei filari non riescono a sopportare e muoiono. «Dopo il calo della salinità causato dall’acqua dolce portata dal ciclone Harry tra febbraio e marzo, arriva un nuovo duro colpo per i 130 soci delle 7 cooperative. «Le cozze che sono sopravvissute al ciclone non sono cresciute e con l’acqua così calda sono morte, non aveva più senso uscire per la raccolta, abbiamo preferito fermarci», dice sconsolato Valter Rizzardini, vice presidente della cooperativa ittica Santa Gilla. «Per gli allevamenti di cozze e ostriche il termometro non deve superare i 28 gradi, anche se la massima ideale è di 26°, altrimenti l’allevamento dei molluschi sarebbe compromesso». In ballo c’era il 20% della produzione superstite dal maltempo.
«È stato compromesso un incasso di circa 200.000 euro». L’orizzonte è ancora più preoccupante. «Speriamo solo che non muoiano le uova dalle quali nasceranno le cozze per l’anno prossimo. Sarebbe una rovina», aggiunge Rizzardini. va meglio per le ostriche. «Stanno resistendo, ma se continua così ci saranno problemi anche per loro. L’unico prodotto che sta tenendo sono le vongole che sfuggono al calore rifugiandosi sotto il fango». I guai sono iniziati nei primi mesi del 2026.
«Abbiamo subito prima il Ciclone Harry, che ha causato ingenti danni a imbarcazioni e attrezzature, poi le perdite procurate dalle piogge torrenziali provenienti dal fiume Cixerri». Milioni di litri di acqua dolce immesse nella laguna che hanno abbassato il grado di salinità, sceso all’uno per mille, mentre normalmente si attesta sul 12 per mille. Questa condizione ha portato le cozze e le ostriche a difendersi e a chiudersi. Hanno resistito venti giorni, poi sono morte. I danni causati dalla moria dell’allevamento dei molluschi sono stati quantificati dalla Regione in circa due milioni di euro, per i quali è già stata avviata la procedura di risarcimento al Ministro dell’Agricoltura con fondi a favore delle imprese della pesca e dell’acquacoltura.
Da Sa Illetta non arrivano solo notizie negative. «Il granchio blu è sparito», afferma Rizzardini. «Almeno il 50 per cento in meno rispetto agli altri anni. E non riusciamo a spiegarci il motivo». In effetti, il crostaceo con il riscaldamento delle acque trova nella laguna l’ambiente ideale, anche per la grande quantità di cibo. Peccato che, per procurarselo, distrugga le reti, causando ingenti danni ai pescatori. «Speriamo che stiano alla larga da Santa Gilla, nel frattempo i pescatori hanno ricominciato a gettare le reti».
