La nuova Champions League convince e diverte
Il nuovo format, introdotto nella passata stagione, ha regalato emozioni fino all’ultimo secondo della fase a campionato. Una su tutte, il gol qualificazione del portiere del BenficaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Diciotto partite in contemporanea, tanti gol ed emozioni infinite, fino all’ultimo secondo. È andata in archivio l’ultima giornata della “league phase” (la fase campionato) della Champions, il nuovo format della massima competizione europea introdotto nella passata stagione e che sembra aver già convinto per spettacolarità. L’anno scorso è stato di assestamento per comprendere al meglio il meccanismo. Quest’anno invece ha spazzato via i dubbi: il girone unico funziona e diverte.
Quasi tutte le squadre avevano qualcosa da giocarsi negli ultimi 90 minuti: chi per entrare nelle prime 8 ed evitarsi i playoff e chi invece era in lotta per stare nel gruppo delle 24. Tutto o quasi poteva accadere. La classifica infatti cambiava ogni minuto. Bastava un gol per vedere una squadra salire o scendere anche di dieci posizioni. La contemporaneità, che il calcio spezzatino ha tolto ai campionati, ha dato ancora più incertezza e imprevedibilità. Sulle panchine si sono viste scene d’altri tempi ma trasposte ai giorni nostri: i giocatori monitoravano i risultati degli altri campi e la classifica aggiornata con lo smartphone anziché con la radio, come accadeva una volta. Il finale poi è stato da leggenda, con il gol del portiere del Benfica Trubin che ha qualificato la squadra di Mourinho all’ultimo pallone utile. E pensare che lo Special One ha passato buona parte del recupero della sfida vinta poi 4-2 contro il Real Madrid convinto di essere ai playoff. Quando ha realizzato che serviva un’altra rete, ha sfruttato l’ultima punizione per far salire in attacco anche Trubin. Il resto è già storia.
Nella vecchia Champions League, quella della fase a gironi, raramente si è assisto ad eventi del genere. La maggior parte delle volte le grandi squadre erano già qualificate con largo anticipo agli ottavi, rendendo l’ultima giornata quasi inutile da guardare e con molte riserve in campo. Il nuovo format non solo regala durante l’inverno molti più big match, ma ha reso decisiva ogni singola partita, comprese le ultime.
C’è chi dice che la classifica unica rende più facile la qualificazione soprattutto per le grandi squadre, ma i gironi da quattro – a seconda degli abbinamenti – rendevano quasi impossibile ad alcune realtà l’accesso agli ottavi di finale. In questa edizione non sono invece mancate le sorprese: ai playoff ci saranno squadre come Bodo Glimt, Qarabag o Club Bruges. Hanno sfiorato l’impresa anche i ciprioti del Pafos, eliminati solo per la differenza reti. E poi ci sono le grandi illustri rimaste fuori: una su tutte il Napoli campione d’Italia in carica, allenato da Antonio Conte che, al netto degli infortuni, conferma di avere più di una difficoltà quando è chiamato a competere in Champions League.
Tra le altre novità, il nuovo format rende anche più meritocratici gli abbinamenti della fase ad eliminazione diretta. Si tiene in considerazione la posizione nella classifica, con solo due alternative: la nona e la decima, per esempio, affrontano o la ventitreesima o la ventiquattresima, e così via a scalare, mentre le prime otto, già qualificate per gli ottavi, attendono le vincenti dei playoff. Questo per sottolineare che nella fase campionato conta non solo entrare tre le prime 24, ma anche come ci entri e con quale piazzamento per avere una sfida più agevole e giocare il match di ritorno in casa.
Poi nelle sfide ad eliminazione diretta tutto può succedere. Lo ha dimostrato il Psg l’anno scorso, che ha strappato il pass per i playoff solo nell’ultima partita e poi ha finito per vincere la coppa, dominando contro l’Inter a Monaco. È il bello della Champions League, vecchia o nuova che sia.
