La carta che si scioglieva nell’acqua: così l’americana Ana Montes faceva la spia per Fidel Castro
Analista internazionale di professione, classe 1957, lavorava per uno dei servizi segreti Usa che operano all’estero: in cella ha trascorso vent’anni dopo che è stata scoperta la sua doppia vita. Si è trasferita a Porto Rico, la terra dei genitoriPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quasi vent’anni al servizio di Fidel Castro, da spia. La vita di Ana Montes, americana d’adozione, è una di quelle storie che mai smetteranno di essere lette. Liberata a gennaio 2023 dopo due decenni in cella per espiare il tradimento all’amministrazione a stelle e strisce, Montes è tornata a vivere a Porto Rico, la terra dei suoi genitori.
Tutto inizia a cavallo tra il 1984 e il 1985. Montes, classe 1957, nata casualmente a Norimberga per via del padre medico che nella base Usa della Germania occidentale curava i militari dell’Esercito, in quegli anni iniziò a lavorare per la Dia, la principale agenzia militare di intelligence che opera all’estero.
Rapporti (e conflitti) tra Stati da sempre avevano appassionato Montes, laureata in Virginia in Relazioni internazionali alla fine degli anni Settanta. Poi il tentativo fallito di trovare un posto a Porto Rico e infine una prima assunzione al Dipartimento di giustizia a Washington. Montes aveva sì una busta paga ma non la soddisfazione professionale. Così decise di proseguire gli studi nello stesso campo e, mentre lavorava, si iscrisse alla Scuola internazionale del prestigioso ateneo Johns Hopkins, nel Maryland, a un passo da casa (lo Stato confina con la capitale Usa). È lì che Montes viene ingaggiata come spia.
Ad accorgersi di lei è una compagna di corso: una certa Marta Rita Velázquez, portoricana, a cui non passò inosservata la malcelata ostilità di Montes verso la politica estera degli Stati Uniti. Montes la definiva «crudele, ingiusta e profondamente ostile». Tanto che nel giro di qualche mese la presentò a un diplomatico che lavorava a Cuba per conto dell’Onu. Ovvio che Velázquez, a sua volta, aveva il compito di reclutare spie.
Montes, intanto, al Dia si distingueva per bravura. Diventò una delle migliori analiste di sempre, ottenendo dieci riconoscimenti speciali e il Certificato di merito, il terzo più importante nel campo dell’intelligence Usa. Montes scalava i gradini del potere interno, ciò che le dava accesso a un numero sempre maggiore di informazioni sensibili. Montes conosceva, per esempio, l’identità degli agenti americani che facevano spionaggio all’estero. Soprattutto nel Salvador e in Nicaragua, dove Cuba, negli anni della Guerra fredda, sosteneva rispettivamente la rivoluzione sandinista e i movimenti guerriglieri locali. Il riferimento di Montes, però, era Fidel Castro e il suo apparato.
Nella biografia più famosa a lei dedicata, Ana Montes viene definita non a caso la «Reina de Cuba». La regina di Cuba, a cui la spia passava di tutto, servendosi di un metodo classico: Montes non scaricava direttamente i documenti americani del Dia, ma memorizzava ogni giorno il numero massimo di informazioni che la notte trascriveva sul proprio pc di casa, un notebook Toshiba. Poi, periodicamente, scaricava tutto il materiale su dei floppy disk, gli antesignani delle pennine Usb, e li consegnava materialmente ai cubani del sistema Castro, durante colazioni e pranzi che avevano tutta l’aria di essere appuntamenti tra amici.
La parte più avvincente delle comunicazioni tra Montes e il Governo cubano riguardava la sintonizzazione su una radio a onde corte, in cui la spia americana riceveva dei codici numerici da L’Avana, il cui contenuto non è noto. La spia li ricopiava su fogli di carta che si potevano sciogliere nell’acqua, semplicemente gettandoli nel water, per non lasciare la benché minima traccia nel caso in cui se ne sarebbe dovuta liberare a tempo di record. I contatti avvenivano in orari e giorni fissi: ogni martedì, giovedì e sabato tra le 21 e le 22.
È il 2001 quando Montes viene arrestata. Le indagini contro di lei erano state portate avanti segretamente per undici mesi, per via di una serie di coincidenze che cominciarono a insospettire i vertici del Dia. E si sa: in ambienti investigativi tre indizi diventano una prova. In Salvador era stato ammazzato un agente segreto americano; altri quattro vennero identificati da Cuba; sempre L’Avana venne a conoscenza dell’esistenza di un satellite spia di cui in pochissimi sapevano, tra cui Montes.
La “Reina de Cuba” è rimasta in cella per vent’anni. Ha evitato l’ergastolo perché durante il processo ha ammesso le proprie colpe e accettato, per i primi sette mesi della detenzione, di essere interrogata due o tre volte a settimana per spiegare la sua attività. Tuttavia, Montes continua a non essere totalmente libera: sino al 7 gennaio del 2028 sarà una sorvegliata speciale. Durante questi cinque anni le autorità americano le controlleranno anche la cronologia su Internet. Non potrà nemmeno lavorare per alcun governo straniero né avere contatti con agenti segreti di altri Paesi senza aver ottenuto il permesso. Per la cronaca: Fidel Castro è morto il 25 novembre del 2016.
