Il dato nazionale non solo deve far riflettere ma impone che si inizi davvero a investire su un settore che investe una fascia debolissima della popolazione: i minori. Secondo l’ultimo dato emerso qualche mese fa durante la quinta Giornata nazionale per la promozione del Neurosviluppo, in Italia questi disturbi colpiscono quasi 2 milioni di bambini e ragazzi, tra il 10 e il 20% della popolazione compresa tra zero e 17 anni. Tanto per rendere l’idea in meno di dieci anni è raddoppiato il numero di bambini seguiti nei servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Npia), con più di 600.000 casi a livello nazionale.

L’allarme

Casi raddoppiati in dieci anni e, come se non bastasse, diminuisce considerevolmente l’età in cui compaiono disturbi neurologici, psichiatrici e del neurosviluppo. «Sì, siamo tutti d’accordo sul fatto che da un lato c'è un aumento reale di casi e dall'altro una migliore e maggiore capacità di intercettare. Per quanto ci sia ancora timore a rivolgersi a noi, rispetto al passato si osservano meno resistenze a chiedere aiuto – sottolinea Tatiana Usala che nell’Asl di Oristano dirige la struttura complessa della Npia oltre a essere membro del direttivo regionale della Società italiana di neuropsichiatria infantile - Ad esempio, i disturbi alimentari sono aumentati in maniera importante e compaiono più precocemente. Ma non si può generalizzare: ogni storia e ogni disturbo ha caratteristiche epidemiologiche a sè. Per esempio, per il disturbo dello spettro dell'autismo c’è una maggiore prevalenza. Tuttavia, questa va interpretata tenendo conto di diversi fattori tra cui l’ampliamento dei criteri diagnostici e il miglioramento degli strumenti di diagnosi precoce. In generale il periodo della pandemia Covid è considerato uno “spartiacque”. Sono aumentate le richieste ed è cambiata la domanda: ad esempio sono molte di più le richieste per i disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo, grave psicopatologia. È cambiata quindi l’utenza e la modalità con cui si manifestano i sintomi. In neuropsichiatria peraltro è difficile che ci sia la presenza di un solo disturbo in quanto spesso le comorbidità, ossia l’associazione di più disturbi, rappresentano la norma. In molti casi poi possono aggiungersi comportamenti problematici legati all’abuso di tecnologie digitali o di sostanze che rendono più difficoltosa la diagnosi differenziale».

Cosa è

Il neurosviluppo è un processo complesso che, a partire dalla nascita, sovrintende la crescita e la maturazione delle strutture cerebrali che governano movimenti, cognizione, comunicazione, emozione e rapporti sociali fino all’età adulta. Se questo processo viene alterato gli effetti possono essere evidenti fin dai primi anni di vita, comportando l’insorgenza di disturbi. «Spesso è il pediatra a notarli, al quale è consigliabile rivolgersi in prima battuta per valutare se intraprendere un percorso specialistico. Altre volte è la scuola che sensibilizza la famiglia: il bambino può mostrarsi in modo diverso a seconda del contesto e quindi può succedere che il genitore non noti comportamenti che invece rileva un esterno. La famiglia deve essere comunque messa al centro di ogni processo: dalla valutazione alla presa in carico», precisa Usala.

Ed è a questo punto che entra in campo il servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza con una «valutazione multidisciplinare che deve tener conto non solo delle caratteristiche del bambino ma anche del momento evolutivo in cui si trova». Che oltre a far intraprendere un percorso di cura al bambino («Non ci sono due situazioni uguali neanche a parità di diagnosi. Due persone possono presentare lo stesso disturbo e avere necessità di progetti differenti sia in termini di intervento sia di intensità») deve trovare una collaborazione attiva da parte delle famiglie valutando anche il contesto sociale. <Sono sempre di più le situazioni ad alta complessità sociosanitaria: la povertà, di qualunque genere (educativa, economica, ecc) incide pesantemente sui disturbi del neurosviluppo o anche su situazioni più lievi. Dovremmo come comunità educante investire in maniera strutturale su progetti che promuovano un corretto neurosviluppo», conclude Tatiana Usala.

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