Dal 20 maggio 2026 entrano in vigore le nuove regole della Comunità europea sugli affitti brevi con obblighi per host e piattaforme online. Una novità che interesserà anche 45.000 strutture extra alberghiere che, con 220.000 posti letto, fatturano oltre 700 milioni di euro all’anno.

«Sulle novità europee in tema di tracciabilità e codici identificativi, la Sardegna non ha nulla da temere: siamo all'avanguardia già dal 2017 e il nostro sistema di monitoraggio è, di fatto, già in linea con quanto richiesto oggi da Bruxelles», afferma Maurizio Battelli presidente di “Extra, associazione del settore extralberghiero. “«Con l'operatività del Regolamento UE 2024/1028, cambieranno solo gli strumenti tecnici di trasmissione dati attraverso il Punto di Accesso Digitale Unico, ma la sostanza per noi resta la stessa. Il vero pericolo non è la norma europea, ma una visione politica contorta che pretendesse di paragonare la Sardegna, o città come Cagliari, a realtà come Firenze, Venezia o Barcellona. Non succederà nulla di critico a meno che non si voglia forzare la mano per ragioni puramente ideologiche, ignorando il reale senso sociale ed economico del nostro settore. Applicare vincoli pensati per le 'città-museo' ai nostri territori sarebbe un errore gravissimo: gli affitti brevi qui hanno portato sviluppo, recupero edilizio e un indotto fondamentale per l'economia locale. Difenderemo questo modello da ogni tentativo di limitazione ingiustificata che non tenga conto della nostra specificità e dei risultati già raggiunti».

Non è l’unica novità in arrivo. Numero massimo di notti affittabili all’anno, limitazione degli affitti brevi all’estate, obbligando chi mette sul mercato quegli immobili a ospitare studenti per il resto dall’anno, differenziazione più chiara tra gli host professionali e chi offre questi servizi in modo non professionale, per arrotondare il reddito, ed evitare così ed evitare le forme di concorrenza sleale con chi offre servizi di alloggio tradizionale, come gli albergatori, rispettando regole più stringenti. Novità in arrivo per affittacamere e b&b a tutela di famiglie e studenti che hanno difficoltà importanti a trovare casa in affitto, soprattutto nei centri storici, soprattutto nelle grandi città. La proposta di regolamentazione arriva direttamente dalla Commissione europea sugli affitti brevi, che sta studiando il “Piano casa” da presentare entro quest’anno. La norma europea L’obiettivo della legge è limitare gli impatti negativi degli affitti brevi. «Non possiamo stare fermi mentre i residenti vengono espulsi dal mercato della casa nei luoghi dove sono nati o dove vorrebbero vivere», afferma Dan Jørgensen, commissario europeo con delega all’Energia e alla Casa. Alle misure legate agli affitti brevi in senso stretto – come spiega Giuseppe Latour su Il Sole 24ore – saranno accompagnati dal Piano casa europeo altri interventi, che serviranno a promuovere la presenza di immobili a prezzi accessibili nelle zone ad alto stress abitativo. Oltre alla limitazione degli affitti brevi, le amministrazioni comunali potranno attivare strumenti speciali, come l’accesso semplificato ai permessi di costruire o alle varianti urbanistiche. Quindi, se da un lato saranno limitate le locazioni turistiche, dall’altro i Comuni potranno utilizzare la leva urbanistica. Il no dei gestori A Cagliari sono censite 2.400 le strutture b&b e affittacamere, con 27 milioni di euro di fatturato annuale, e 36 alberghi che incassano circa 90 milioni di euro all’anno. La notizia che arriva da Bruxelles non fa dormire sonni tranquilli ai gestori delle strutture extralberghiere del capoluogo. «Le nuove direttive Ue e la stretta nazionale rischiano di peccare di un grave errore di prospettiva: trattare allo stesso modo realtà radicalmente diverse», afferma Battelli. «Non si può applicare il modello Venezia o Firenze a Cagliari, città che hanno dinamiche turistiche e abitative completamente differenti. Nel capoluogo della Sardegna, l'ospitalità in appartamento non è il problema, ma è stata la soluzione: ha permesso di riqualificare quartieri storici un tempo degradati, ha distribuito ricchezza in zone dove gli hotel non arrivano e ha creato un indotto reale per commercianti e ristoratori locali. Il vero pericolo – aggiunge Battelli - è che gli amministratori comunali di città medie o in crescita prendano la palla al balzo, usando i nuovi poteri normativi per imporre limiti ideologici e ingiusti. Se chiudiamo le porte agli affitti brevi in città come la nostra, non risolveremo l'emergenza abitativa — che dipende da ben altri fattori — ma otterremo solo di impoverire il territorio, scoraggiare gli investimenti e lasciare migliaia di posti letto vuoti. Chiediamo regole che rispettino la specificità del territorio e che premino chi ha portato sviluppo, bellezza e innovazione urbana, anziché punirlo con una burocrazia cieca e punitiva». Alberghi favoriti Sulla stessa linea Laura Zazzara, presidente dell’associazione “B&b in Cagliari”. «Non siamo d’accordo sui vincoli dell’Ue sugli affitti brevi: il capoluogo è distante anni luce dalle altre realtà nazionali. Le regole non andrebbero applicate a tappeto. Le nuove norme europee non saranno la soluzione al problema, secondo l’Istat ci sono migliaia di immobili sfitti rispetto alle locazioni. Impedendo a b&b e affittacamere di lavorare a pieno regime si favoriscono solo gli alberghi. Chi ha ristrutturato un immobile, investendo risorse ingenti, difficilmente lo affitta a famiglie, difficili da sfrattare, o a studenti, che potrebbero danneggiarlo. Studenti che non amano il centro storico ma preferiscono zone più vicine alle facoltà e ambienti più luminosi». Zazzara fa il punto della situazione. «Altro che limiti alle notti, in questo periodo siamo vuoti a causa della mancanza di voli low cost». Più edilizia pubblica Per il sindaco di Cagliari Massimo Zedda il problema dei pochi alloggi per studenti e famiglie non si risolve con le soluzioni imposte da Bruxelles. «Il vero tema è il finanziamento dei piani di edilizia pubblica e convenzionata per immettere, con riqualificazioni di spazi e di immobili esistenti, nuove case a prezzi agevolati».

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