Il pane del diavolo per Maria Lai
Il rito propiziatorio ideato dall’artista di Ulassai è stato eseguito dalle donne di Ussassai, coinvolte dall’amica dell’artista Maria SerrauPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Prendete e mangiatene tutti. In quei giorni nuvole nere si erano fermate sul villaggio. Presagi di sventura nelle culle vuote, nella forza svanita. Maria scrutava il cielo come a osservare cose che gli altri non vedono. Accigliata e assente, nel suo mare di nuvole. Poi parlò. «Bisogna fare qualcosa». Regalava certezze che non ammettevano repliche. «Faremo insieme il pane del diavolo, tanti pani a foggia di demoni. Il pane verrà diviso durante un incontro comunitario, tutti lo mangeranno. Uniti metteremo insieme le energie positive che scacceranno quelle negative».
Nel racconto dell’amica Maria Serrau la ricetta dell’artista di Ulassai per una posizione di resistenza sociale. Il pane è femmina, lievito madre, fermento che nutre il mondo.
Maria Lai non riuscì in vita a realizzare il suo progetto. Lo hanno fatto ieri per lei le donne panificatrici di Ussassai, chiudendo il cerchio aperto dall’amore di Maria per il paese sui Tacchi, quello come dice Serrau, dall’altra parte de s’assa rispetto alla materna Ulassai, il paese che porta cucito addosso il segno dell’artista.
Scaccia il male
Su palini, il tradizionale paniere, si è riempito di tanti pani in diaboliche declinazione. Facce, lezzi, code, espressioni. Le donne hanno impastato ognuna a casa propria il lievito alimentato nel tempo, insieme ai cattivi pensieri. Libera nos a malo. La piccola jana che il mondo ci invidia invitava a liberarsi delle forze nere.
Ieri al comunità di Ussassai ha spezzato e condiviso il pane, versato e bevuto il vino. Ci sono pensieri che solo buoni solo masticati insieme, in un rito arcaico, divino e pagano insieme.
Amore restituito
L’amore ricambiato, titolò Trempa Novas, mensile dell’associazione Trempa Orrubia, (la mela simbolo) nucleo di resistenza attiva su biodiversità e ambiente alla notizia dell’intitolazione di un belvedere all’artista di Ulassai. L’obiettivo dichiarato era restituire alla memoria di Maria Lai un poco di quell’amore che l’artista ha dato a Ussassai, dando dignità al museo del pane e donando l’opera 20 mila natali di guerra. Ma soprattutto donando la sua presenza, eterea e forte, materiale lei sì davvero resistente. E poi all’improvviso plastico, illuminata nella creazione.
C’era qualcosa di diabolico sabato solo nel vento gelido, nel dimenticare le buone maniere con i forestieri. Parole di troppo, distanze allevate con cura.
L’amministrazione guidata da Francesco Usai, raccogliendo il desiderio della popolazione, ha intitolato a Maria Lai il belvedere di Serra ‘e lugi. Una semplice targa vicino alla riproduzione di un’opera dell’artista. Si gode una vista impagabile sui Tacchi d’Ogliastra fino alla montagna sacra del Perda Liana. A scoprire la statua sono stati lo stesso sindaco, che ha avuto parole di elogio per l’iniziativa di Maria Serrau che ha coinvolto le artigiane del paese, insieme al vicesindaco Andrea Puddu.
La giornata, una parentesi invernale in un autunno dolce, è stata arricchita dalla musica di Gavino Murgia, incantatore di suoni davanti all’opera installata nel belvedere e realizzata su un disegno di Maria Lai concesso dalla nipote Maria Sofia Pisu.
«Mai come oggi – dice Maria Serrau – necessario preservare i sapori antichi delle donne e tramandarle alle generazioni a venire. Maria aveva intuito il valore racchiuso nelle mani di queste donne. Aveva ideato il pane del diavolo, un rituale propiziatorio per scacciare la negatività che sembra aver avvolto queste terre. Onorare Maria Lai significa riconoscere la potenza dell’arte come strumento del cambiamento». Qualcuno poi nel vento parlerà di rito pagano, fuori luogo. Tutti gli altri vedranno un seme gettato nella terra. Forse crescerà grano che diverrà pane privo di ogni male. Per strappare magari a Maria uno dei suoi sorrisi. Prendete e mangiatene tutti.
