Il Maestro di Ozieri, il pittore misterioso che attraversò il Rinascimento
Di lui non si conoscono né la nascita né la morte. Cinque secoli dopo, la sua identità resta un enigma. Tra documenti d’archivio, opere disperse e influenze europee, la storia di uno dei protagonisti più misteriosi della pittura sardaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Di lui sono rimasti i dipinti, ma non il nome. Non si conoscono la data e il luogo della nascita, la famiglia, i maestri, gli eventuali viaggi. Neppure la morte ha lasciato una traccia certa. Eppure, nel Cinquecento, quest’uomo dipingeva in Sardegna opere nelle quali si incontravano il Rinascimento italiano e la pittura del Nord Europa. Cinque secoli dopo, gli storici dell’arte continuano a cercare la sua identità. Per tutti è il Maestro di Ozieri, un nome assegnato nel Novecento a un artista la cui biografia rimane quasi interamente da scrivere.
La sua storia si svolge nella Sardegna sottomessa alla Corona di Spagna, attraversata da mercanti, religiosi e artisti che collegavano l’isola ai principali centri del Mediterraneo. Le chiese commissionavano grandi dipinti destinati agli altari, i retabli, secondo una tradizione di origine catalano-aragonese. È in questo ambiente che compare una pittura diversa, capace di accogliere modelli provenienti dall’Italia, dalle Fiandre e dalla Germania. Chi fosse l’uomo in grado di riunire linguaggi tanto distanti resta una delle questioni irrisolte della storia artistica dell’isola.
Il suo nome convenzionale deriva da Ozieri e dal retablo di Nostra Signora di Loreto, il complesso di sette tavole che costituisce il principale riferimento per riconoscerne la mano. L’opera, un tempo custodita nella chiesa campestre dedicata alla Madonna, racconta episodi della vita di Cristo e della Vergine. Nelle figure, nei paesaggi e nelle architetture gli studiosi hanno individuato riferimenti alla pittura italiana e a quella nordica. Non sappiamo se l’autore avesse visto personalmente quelle opere, se avesse viaggiato nella penisola o oltre le Alpi, oppure se ne conoscesse i modelli attraverso le incisioni che circolavano in Europa.
Il retablo rimase nella chiesa di Loreto fino al 1870, quando fu trasferito per ragioni conservative. Oggi è esposto nel Museo Diocesano di Arte Sacra di Ozieri. Altre opere attribuite al Maestro si trovano a Benetutti, dove quattro tavole raccontano la leggenda di Sant’Elena e della Vera Croce, e a Ploaghe, che conserva una Sacra Famiglia. La dispersione di alcuni dipinti ha complicato ulteriormente la ricostruzione della sua attività. Una delle vicende più singolari riguarda il Discendimento dalla Croce, proveniente dalla chiesa di Santa Croce a Sassari, passato attraverso il mercato antiquario e riportato a Ozieri nel 2001.
Per secoli quei dipinti rimasero legati soprattutto alle chiese che li custodivano. La svolta arrivò nel Novecento. Nel 1930 l’esame di alcune Crocifissioni permise di riconoscere caratteristiche riconducibili alla pittura germanica e in particolare a Matthias Grünewald. Negli anni successivi diverse opere furono riunite sotto la denominazione di Maestro di Ozieri. Nasceva così, attraverso lo studio dei quadri, la figura di un artista del quale mancavano quasi tutte le notizie personali.
Ma un nome, negli archivi, esiste. È quello di Andrea Sanna, indicato in un documento come «mastru Andria Sanna de Othieri, pintore». Un maestro pittore legato a Ozieri, dunque, realmente vissuto nel Cinquecento. Le ricerche d’archivio hanno portato alla luce elementi che potrebbero collegarlo all’autore dei retabli. Sanna risulta attivo nell’area sassarese negli ultimi decenni del secolo. Le ricostruzioni documentarie lo collegano alla chiesa di Santa Croce e a commissioni religiose, fino a un intervento proposto per Oliena nel 1602.
L’ipotesi, tuttavia, incontra un ostacolo: le date. Una parte degli studiosi colloca le opere del Maestro di Ozieri nella prima metà del Cinquecento, diversi decenni prima delle testimonianze più significative su Andrea Sanna. Se questa cronologia fosse corretta, l’identificazione diventerebbe difficile da sostenere. Altri ricercatori propongono invece una datazione più tarda. Non è escluso, inoltre, che alcune opere attribuite a un’unica personalità siano state realizzate da mani differenti o da una bottega.
Le ricerche hanno approfondito i legami con la cultura figurativa italiana, le incisioni e i pittori dell’Europa settentrionale. Proprio queste influenze hanno alimentato un altro interrogativo: il Maestro era un sardo formatosi altrove oppure uno straniero arrivato nell’isola? Nessun documento conosciuto permette di stabilirlo.
Anche l’eventuale identificazione con Andrea Sanna lascerebbe aperte molte domande. Non sappiamo quale fosse il suo aspetto, chi gli avesse insegnato il mestiere, quali rapporti intrattenesse con altri pittori e quale fosse l’estensione della sua attività. Le opere mostrano conoscenze artistiche che superavano i confini dell’isola, ma non consentono di ricostruire gli spostamenti dell’uomo che le realizzò. La circolazione delle stampe rendeva infatti possibile conoscere immagini e composizioni straniere senza lasciare il proprio territorio.
Rimane così una vicenda ricostruita quasi a ritroso. Prima sono stati individuati i dipinti, poi i rapporti stilistici, quindi le possibili testimonianze documentarie. La ricerca ha restituito un candidato all’identificazione, Andrea Sanna, ma non una risposta definitiva. Nel frattempo, le tavole conservate tra Ozieri, Benetutti e Ploaghe continuano a documentare l’attività di un pittore inserito nelle correnti artistiche europee del Cinquecento.
Del Maestro di Ozieri conosciamo dunque ciò che ha lasciato sulle tavole, non ciò che è accaduto nella sua vita. Il nome con cui è entrato nei libri di storia dell’arte non è necessariamente quello che portava. La sua nascita resta sconosciuta, la morte senza una data, la formazione senza documenti certi. Cinque secoli di ricerche hanno permesso di ricostruire una parte della sua opera. Non ancora di stabilire chi fosse l’uomo che la dipinse.
