Il futsal per rilanciare il calcio italiano
Il calcio a 5 può rappresentare uno dei (tanti) punti da cui far ripartire i settori giovanili dopo la terza esclusione consecutiva della Nazionale dal MondialePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Non ci sono più i Baggio, i Totti, i Del Piero e i Zola». «Dove sono finiti i talenti italiani?». Sono probabilmente le frasi più ricorrenti dopo l’ennesima esclusione della Nazionale dai Mondiali. Tre consecutive. Inaccettabile per il blasone del calcio italiano tant’è che come nel 2017 e nel 2022 (ma anche ne 2010 e nel 2014, con le eliminazioni imbarazzanti nei gironi) si invoca alla rivoluzione. Scontato dire che ne avrebbe bisogno tutto il movimento e le cose da cambiare sarebbero tante: organizzazione, politica, strutture, giovanili, cultura, formazione di dirigenti, istruttori e allenatori e tanto altro ancora.
Per quanto riguarda il talento, o meglio la tecnica individuale di base - sempre più tralasciata nei settori giovanili in favore di un tatticismo esasperato - il calco dovrebbe guardare di più al calcio a 5, ritenuto troppo spesso il cugino minore bistrattato. Considerato lo sport per chi non è riuscito a sfondare nel campo in erba e allora si è reinventato sul parquet. Inutile nasconderlo, in Italia è davvero così.
In Spagna, in Portogallo, in Argentina e in Brasile - non a caso le nazioni che producono più giocatori tecnici - il percorso invece è l’opposto. I bambini partono dal futsal, spesso praticano le due discipline in parallelo, e poi decidono il percorso da intraprendere in adolescenza. Non è un caso se in rete girano video di Neymar e Ronaldinho - tanto per citare due dei calciatori più tecnici degli ultimi 30 anni - che da bambini incantavano nei palazzetti con gli stessi numeri che poi hanno replicato negli stadi più famosi del mondo.
Ripartire dal calcio a 5 potrebbe essere uno dei passi da fare per rilanciare lo sport nazionale per eccellenza. Sicuramente non l’unico perché i problemi sono tanti (troppi), ma sul tavolo delle nuove idee che guardano anche a ciò che hanno fatto e fanno gli altri paesi non può mancare il futsal. Verrebbe incontro anche alla retorica di chi si lamenta che i ragazzi non giocano più per strada perché avrebbe tutti gli elementi ma in chiave moderna: spazi stretti, dribbling, giocatori che toccano tante volte il pallone, divertimento.
La formula non è matematica, ma aiuterebbe sicuramente a migliorare la tecnica individuale e magari a coltivare quel talento che in Italia manca da troppo tempo. Ne avrebbe bisogno il calcio e ne ha bisogno il futsal, che mediaticamente non ha lo stesso appeal del “fratello maggiore”. Nemmeno il calcio a 5, infatti, sta attraversando un periodo felice dopo gli anni d’oro che videro la Nazionale vincere due europei (2003 e 2014) e conquistare tre podi mondiali (un argento nel 2004 e due bronzi nel 2008 e nel 2012). Anche l’Italfutsal ha mancato le ultime qualificazioni alla Coppa del Mondo (2021 e 2024), mentre nell’ultimo Europeo - disputato tra gennaio e febbraio di quest’anno - gli azzurri (tra i convocati c’era anche il sardo Michele Podda) sono riusciti a superare la fase a gironi, arrendendosi poi ai quarti di finale contro la Spagna, strafavorita e che non a caso ha battuto in finale il Portogallo campione in carica. Guarda un po’, proprio due nazionali di due Paesi che da tempo uniscono calcio e calcio a 5 e che in entrambe le discipline stanno ottenendo ottimi risultati da anni. Replicare lo stesso in Italia non sarebbe la cura di tutti i mali, ma una sinergia aiuterebbe sicuramente entrambe le discipline.
