I Tenores Ogliastra, quarant’anni di resilienza sul fronte della tradizione
Nati nel 1986 dall'entusiasmo di quattro giovani, hanno portato il canto a tenore in EuropaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Voci che si uniscono. In un solo canto. Che esprime tradizione. Magia. Tenores da quarant’anni. Tenores d’Ogliastra. Il gruppo che mosse i suoi primi passi alla fine del 1986 resiste ancora. E ha celebrato l’anniversario con l’entusiasmo che ha permeato i suoi esordi. Nacque grazie all’entusiasmo di alcuni giovani di Lanusei e Ilbono: Giorgio Usai, Gonario Bidotti, Carletto Pistis e Pietro Secci. Il primo è ancora l’anima della formazione, il regista a tutto campo, l’uomo di lotta e di governo delle voci dei suoi sodali. L’ultimo ora canta tra le stelle e veglia sui suoi compagni che deliziano piazze e teatri. Non solo in Ogliastra. Non solo in Sardegna. «Abbiamo cantato nella Penisola e in Europa. Portiamo il nostro messaggio ovunque richiesto».
Bretagna, Germania, due volte in Puglia, a Belluno. L’ultima volta ad Augusta, in Germania. I tour dei tenores d’Ogliastra hanno abbattuto confini e barriere. E Giorgio Usai incarna la resilienza di un’espressione artistica che è Patrimonio Unesco, vive senza confini e senza tempo. Le radici a Lanusei costituiscono il senso più vero di questo messaggio. In una delle piazze che non risulta tra quelle paradigmatiche del canto a tenore. E che pure conquista spazio. Grazie ai Tenores Ogliastra, grazie a un gruppo folk che a sua volta festeggia (mezzo secolo), grazie a compaesani che apprezzano. Non è un caso che per la festa dei tenores come per quella dei ballerini siano accorsi in centinaia. La tradizione è viva. Evviva.
«Il gruppo – ricorda Giorgio Usai – è nato con l’intento di preservare una tipica espressione canora della Sardegna che, almeno a Lanusei, nel corso degli anni, si era completamente estinta con il sopravvento di mode musicali e culturali in genere considerate più dotte. La relativa vicinanza dell’Ogliastra e di Lanusei in particolare alla Barbagia lascia supporre che anticamente questo tipo di canto non fosse poi del tutto estraneo se è vero che esso ha continuato ad essere praticato nell’accompagnamento delle gare poetiche “in limba”».
Su questo postulato il tenore continua a percorrere la sua strada. Altri hanno abbandonato, ma il nucleo dei cantori mantiene il suo zoccolo duro. Ora delle formazione fanno parte in pianta stabile lo stesso Giorgio Usai (e non potrebbe essere altrimenti), Fabrizio Loddo, Matteo Deiana, Marco Usai, Alessio Usai, Marco Mulas, Francesco Arba, Simone Piroddi. Fresche le loro ultime esibizioni.
«Abbiamo partecipato al Festival delle launeddas il 19 agosto a Villaputzu (patria di Luigi Lai, il maestro delle launeddas per l’appunto), e ancor prima, il 13, a Tertenia. Per la festa di Santa Sofia».
Nonostante la massificazione, il culto per concezioni musicali più recenti, i ragazzi d’oggi non sono tutti rap and rock. «Il dato migliore – osserva Giorgio Usai – è che i giovani si avvicinano a noi, stanno provando a cantare. Tanto che siamo in grado di mettere in campo ben due formazioni di canto a tenore». Per usare un’espressione calcistica, insomma, si tratta di una squadra che ha la panchina lunga. E un repertorio tramite il quale è in grado di affrontare più di un palcoscenico. Un doppio cd, tanti altri brani, una raccolta che rappresenta il tributo a Pietro Secci, ora aedo tra le stelle.
I Tenores Ogliastra sono inseriti a pieno titolo nel progetto “Amparu”, che, finanziato dalla Regione e promosso dall’Isre, nasce con l’obiettivo di rafforzare i processi di tutela di una delle espressioni più rappresentative dell’identità culturale sarda, intervenendo in maniera condivisa e partecipata direttamente nei contesti comunitari in cui il canto a tenore è storicamente radicato.
«Oltre che dall’Isre», si apprende da fonti istituzionali, «il progetto è attuato dal coordinamento Campos – Coordinamento delle arti poetiche e musicali di tradizione orale della Sardegna, in sinergia con le associazioni Tenores Sardigna e Boches a Tenore – una rete che coinvolge oltre 300 cantori e più di 60 comunità dell’area storica del canto a tenore. Le comunità dei cantori sono protagoniste attive del percorso, non semplici destinatarie, in coerenza con i principi della Convenzione Unesco siglata nel 2003».
Nel celebrare il quarantennale i cantori di Lanusei si sono ripromessi che la festa sarebbe stata la prima di una lunga serie. Convinti che il canto a tenore abbia ispirazione e struttura per resistere al tarlo della globalizzazione e al peso dei tanti inverni. Vale per loro come vale per i poeti improvvisatori che cantano a bolu sui palchi dell’intera Isola nonostante le tentazioni dell’oblio siano sempre in agguato. Un verso e una rima, grazie alla loro leggerezza, sono in grado di eludere qualsiasi trappola.
