Elena di Gallura, storia della Giudicessa che si oppose al Papa nella Sardegna del Medioevo
Ereditato il regno giovanissima, sposò Lamberto Visconti nella cattedrale di San Simplicio a Civita, l’attuale Olbia, aprendo la strada al controllo di Pisa sul territorioPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nel panorama delle figure femminili del Medioevo spicca con forza il profilo di Elena di Gallura. Sul padre, individuato dai più in Barisone, non si hanno notizie certe, mentre è certo che era figlia di Odolina, e che ereditò il Giudicato di Gallura intorno al 1200, governando inizialmente sotto la reggenza della madre ma prendendosi subito la scena.
La scomunica
Per dirne una, Elena arrivò a sfidare papa Innocenzo III quando nel 1206, anziché sposare Trasamondo da Segni, cugino del pontefice, convolò a nozze con Lamberto Visconti. Celebrato nella cattedrale di San Simplicio a Civita, l’attuale Olbia, dove Elena nacque intorno al 1190, il matrimonio aprì la strada al controllo di Pisa sul territorio e guadagnò agli sposi la scomunica del Santo Padre. Se c’è un aspetto che non è sfuggito agli studiosi è, dunque, il carattere di Elena, che contrariamente a quanto affermano alcuni storici sul ruolo della donna, che all’epoca poteva svolgere unicamente funzioni di reggente o vicaria, trasmettendo il proprio titolo al marito o all’erede, fu la prima a salire su un trono sardo per diritto proprio, nonché tra le prime in Europa, precedendo le più note Benedetta di Calàri (l’attuale Cagliari), la nuora Adelasia di Torres, che sposò il figlio di Elena, Ubaldo, nel 1219, ed Eleonora d’Arborea.
Il racconto
Della figura della prima giudicessa di Gallura si è tornato a parlare quest’anno in occasione della pubblicazione per Taphros di “Memorie di Elena di Gallura”, dell’olbiese doc Flavio Fara, grande appassionato di viaggi, storia, archeologia e fotografia. Basato su fatti storici, ricostruzioni documentarie del periodo giudicale sardo e le lettere papali di Innocenzo III e del successore Onorio III, e impreziosito da ventitré illustrazioni in bianco e nero di Elena Chernaia, il racconto è in gran parte romanzato, come ricorda anche l’autore, che nelle note finali precisa, tra le altre cose, “che non vi è unanime accordo tra gli storici sull’analisi di alcuni avvenimenti e su determinati rapporti di parentela”.
Dalla ricostruzione di Fara emerge, tuttavia, la personalità complessa e plausibile di una ragazza che per aver assunto la guida di uno dei quattro giudicati sardi con Calàri, Torres e Arborea, il più piccolo e povero ma non per questo meno ambito, fu corteggiata da numerosi pretendenti inviati da Pisa, Torres, Calàri e dal Papa, che puntava a far rimanere la Gallura nell’orbita della Chiesa, subendo, in quanto giovane ereditiera al centro di forti interessi geopolitici nel Mediterraneo, pressioni e angherie che anziché piegarla contribuirono a rafforzarne il profilo di donna libera e consapevole, che dal padre, oltre al Giudicato, avrebbe ereditato l’amore per la natura e i cavalli.
Prima Giudicessa
Le notizie documentate d’archivio su di lei restano piuttosto scarne, tanto che non v’è certezza neppure sul luogo di sepoltura, indicato in una chiesetta ubicata laddove sorge ora la basilica di Nostra Signora di Luogosanto, ma alcuni particolari della storia di Elena di Gallura si presentano come qualcosa di più di semplici suggestioni. “Non sappiamo davvero come fosse fisicamente o caratterialmente, ma il lavoro di ricostruzione è sempre stato guidato dal rispetto della storia”, ha spiegato Fara durante una delle presentazioni del suo libro, che a fine ottobre hanno toccato proprio Luogosanto. “Immagino fosse una bambina impaurita dai giochi di potere in cui fu improvvisamente trascinata alla morte del padre”, dice ancora l’autore di “Memorie di Elena di Gallura”, articolato in tre parti su un arco temporale che va dal 1187, poco prima della nascita di Elena, fino al 1224, quando Ubaldo Visconti diventa giudice di Gallura. “Da quella fragilità iniziale”, aggiunge Fara, “prende però forma una donna capace di interagire con la realtà che la circonda, una ragazza che ama i cavalli, conosce il territorio del Giudicato e affronta un percorso di crescita personale dentro una Sardegna medievale attraversata da tensioni politiche e dinastiche”.
Anche per quell’alone di mistero che circonda la sua breve e intensa vita, terminata presumibilmente all’età di 28 anni, Elena di Gallura è balzata al centro dell’interesse degli studiosi in un momento in cui anche i riflettori dello spettacolo sono tornati ad accendersi sulla Sardegna e sulle grandi protagoniste della sua storia.
